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DOI 10.1701/2802.28357 Scarica il PDF (237,5 kb)
Recenti Prog Med 2017;108(10):443



In ricordo di Ezio Svaluto

La Colombo è ancora sterrata. Da Porta Ardeatina all’Eur le case sulla destra, i caseggiati costruiti negli anni Trenta, salgono ordinatamente sulle colline della Garbatella, scendendo poi verso la basilica di San Paolo. Diversamente, verso est, le prime case INCIS e IACP costruite per i senza tetto e per chi è sfollato si affollano verso la Collina Volpi e la Collina Tramvieri: la borgata Laurentina è stata cancellata per la costruzione della Cristoforo Colombo, la grande strada che collega le mura aureliane all’Eur, il quartiere “imperiale”.

La gente della Garbatella e della Montagnola ha contribuito col sangue alla Resistenza contro il nazifascismo. Le croci sulla facciata della chiesa del Gesù Buon Pastore ricordano ancora oggi i 53 caduti italiani del 14 settembre del 1943, durante la battaglia con le truppe tedesche intenzionate a riprendere possesso della Capitale. Le parrocchie, dunque, si danno da fare: “er camion de li preti” della Cooperativa alimentare governato da un sacerdote a turno fa avanti e indietro tra Roma e le Marche per fare il pieno di frutta e verdura da rivendere sotto costo agli abitanti della zona: er camion vivrà il suo momento di gloria in qualche scena di Roma città aperta.

La guerra finalmente finisce e in cima alla Collina Volpi le suore si inventano una scuola di tipografia. La frequenta, adolescente, Ezio Svaluto, insieme a due coetanei. Alla fine, il parroco ha in mano due posti di lavoro: roba da sistemarsi, perché parliamo dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Proprio quello, il palazzone di Piazza Verdi. Ma i due posti vanno agli altri, perché non hanno – come Ezio – il papà che vota Togliatti.




La città, però, poco a poco si rianima e, col passa parola, Ezio trova posto in una piccola tipografia di Tor di Nona. È un mondo in movimento e, dopo qualche mese, Ezio è alla Tipografia Garzanti, al piano terreno dello splendido palazzo del San Michele, sul lungotevere che conduce a Porta Portese. Un grande fracasso nella penombra: così è la stampa all’inizio degli anni Sessanta e la concentrazione dell’industria editoriale al nord mette in crisi le imprese romane. La Garzanti chiude nel ١٩٦٢ e nasce la tipografia Tris: Ezio con due suoi colleghi.

Da quel giorno, la sua storia personale e professionale è intrecciata con quella della casa editrice e di chi, al Pensiero, ha lavorato. Non solo libri e riviste: partecipazioni di matrimoni, biglietti da visita, annunci di figli e di battesimi. Tesine di maturità, riviste della contestazione studentesca, piccole raccolte di memorie o di poesie. Ezio e le persone che con lui hanno lavorato sono stati per oltre cinquant’anni i sacerdoti della documentalità, accontentando ogni possibile e amatoriale aspirazione letteraria, accompagnando il divenire degli affetti e delle residenze, dando alloggio – con gli antichi cassetti tipografici diventate mensole – a sassi e conchiglie raccolte sulle spiagge, pupazzetti di vetro o ricordi di viaggi.

Tutti i modi, se c’è da fare una cosa si fa. In estrema sintesi è questa la lezione che ci ha dato Ezio Svaluto, che ci ha lasciato sabato 16 settembre 2017. Lo scotto da pagare è in una certa confusione tra tempo del lavoro e tempo per sé, ma tutto diventa più sfumato e in fin dei conti più accettabile se per il proprio mestiere si ha una passione che supera la dedizione e la competenza.

Per molti decenni e ogni mese, la prima copia stampata di Recenti progressi in medicina era portata personalmente da Ezio in casa editrice. Per noi continuerà ancora ad essere così. (Luca De Fiore)

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |  ISSN online: 2038-1840