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DOI 10.1701/3132.31184 
Recenti Prog Med 2019;110(3):e6-e9



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Costipazione indotta da oppioidi nel paziente oncologico: un caso clinico trattato con il naloxegol

Pasquale Gallo

RIASSUNTO: I pazienti oncologici in terapia con oppioidi a causa del dolore possono presentare diversi effetti collaterali tra cui la depressione respiratoria (nell’1% dei casi circa), il prurito (fino al 10% dei casi), la nausea (nel 25-32% dei casi), la sedazione (nel 20-60% dei casi); ma l’effetto collaterale maggiore (fino nel 95% dei casi) che si può presentare è costituito dalla stipsi. La cosiddetta “costipazione indotta da oppioidi” (CIO) può svilupparsi all’inizio della terapia con oppioidi e può durare finché se ne prosegue l’utilizzo. La CIO è un vero e proprio cambiamento nelle abitudini intestinali che si presenta quando si inizia il trattamento con gli oppioidi; si evidenzia con ridotta frequenza degli episodi di defecazione, uno sviluppo o peggioramento dello sforzo alla defecazione, una sensazione di svuotamento incompleto e una percezione da parte del paziente di vivere in modo stressante l’atto della defecazione. Anche a causa di ciò la CIO può indurre i pazienti a ridurre la dose di oppioidi abitualmente utilizzati causando un’inadeguata gestione del dolore. La terapia continuativa con oppiacei per una durata di almeno due settimane e una resistenza al trattamento della stipsi con lassativi ad azione osmotica per più di tre giorni in pazienti con malattia in stato terminale (Nota 90 AIFA) consentono la prescrizione del naloxegol, un derivato PEGilato del naloxone. Il naloxegol appartiene alla famiglia dei PAMORA (antagonisti dei recettori oppioidi mu ad azione periferica), che in genere non attraversa la barriera ematoencefalica e quindi non interferisce con l’efficacia analgesica mediata dal sistema nervoso centrale. Il caso clinico riportato tende a dimostrare come l’utilizzo del farmaco in esame (naloxegol) risolva il problema della CIO in una paziente oncologica migliorando la qualità della vita della stessa.

ABSTRACT: Oncologic patients on opioid therapy due to pain may have several side effects, including respiratory depression (in about 1% of cases), pruritus (up to 10% of cases), nausea (in 25-32% of cases), sedation (in 20- 60% of cases); but the most far-reaching side effect (up to 95% of cases) that can occur is constipation. The socalled “opioid-induced constipation” (OIC) can develop at the start of opioid therapy and can last as long as continued use. The OIC is a real change in intestinal habits that occurs when opioid treatment is started; it is noted with a reduced frequency of episodes of defecation, with a development or worsening of the effort to defecation, with a feeling of incomplete emptying and a perception on the part of the patient to live in a stressful way the act of defecation. Also because of this, the OIC can induce to tolerate the dose of opioids routinely causing inadequate pain management. Continuous therapy with opioids lasting at least two weeks and resistance to the treatment of constipation with osmotic laxatives for more than three days in patients with terminal disease (Nota 90 AIFA) allow the prescription of naloxegol, a PEGylated derivative of the naloxone. Naloxegol belongs to the PAMORA family (peripheral mu-opioid receptor antagonists) which does not generally cross the blood-brain barrier and therefore does not interfere with the central nervous system-mediated analgesic efficacy. The reported clinical case tends to show how the use of the drug under examination (naloxegol) solves the problem of the OIC in a oncologic patient, improving her quality of life.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-1840