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DOI 10.1701/3197.31751 Scarica il PDF (172,7 kb)
Recenti Prog Med 2019;110(7):371



Il patto quotidiano

Lo confesso, sono soddisfatto e contento del mio mestiere e del fatto di avere la fortuna di poterlo praticare. Mai e poi mai avrei immaginato la motivazione principale che mi rende soddisfatto di questa scelta in queste ore. Come pediatra, al più ho a che fare con famiglie antipatiche, e solo in casi eccezionali (emergenze) con persone adulte di cui non conosco nulla (e che non sono in condizioni di farsi “riconoscere” per quello che sono). Il bambino “antipatico” è poi un particolare tipo di bambino che suscita in me simpatie ancora più forti di quelle che suscita la media dei bambini. Per me quindi il mestiere e l’interazione umana che l’accompagna è estremamente facile.

E se invece fossi diventato medico dell’adulto? Come mi sarei comportato da medico dell’adulto di fronte a uno di quei signori che urlavano zozzerie sulla banchina di Lampedusa e che ormai secondo i sondaggi del Corriere della sera sono la maggioranza del paese? Avrei invocato “l’obiezione di coscienza”? Vedete: una cosa è la democrazia e il diritto di “governare” (anche se “solo” all’interno del quadro legislativo regolato dalla costituzione in vigore) una cosa diversa è che la minoranza degli italiani debba “rispettare” queste “idee” o, come nel caso dei medici (minoritari), prendersi cura di chi le manifesta.

Il gioco degli incontri della vita è fatto di probabilità, e le probabilità non guidano (come spiegano gli esperti dell’evidence-based medicine) soltanto i procedimenti diagnostici ma regolano anche i nostri incontri. Per usare il linguaggio asettico dell’EBM: se un paziente italiano ha più del 60% di probabilità a priori di essere “un grande maleducato”, come potrei prendermi cura di lui? Se questo paziente è fortunato e incontra nel suo percorso di cura un medico a lui affine tutto fila liscio, ma se la fortuna non lo accompagna e finisce per essere affidato a un medico che non tollera certi atteggiamenti che cosa rischia?

Ho riflettuto a lungo su questo problema etico e alla fine ho una soluzione da proporre ai mie amici della FNOMCeO: unifichiamo in Italia ordine dei medici e quello dei veterinari. Il codice etico (o qualche cosa di simile) varrà anche per la cura degli animali e quelli come me non avrebbero più dubbi di natura etica, avendo firmato “un patto”. E in Italia “un patto è un patto”. Non si scherza su questi principi.

Salvo Fedele

Pediatra
salvofedele@icloud.com







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Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-1840