A quasi due anni dal primo report ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la pandemia da SARS-CoV-2 (covid-19) ha superato i 200 mln di casi nel mondo con una mortalità complessiva pari al 2%. In molti Paesi, quando il numero di casi di insufficienza respiratoria da covid-19 ha superato l’effettiva disponibilità di risorse intensive (posti-letto, tecnologia, risorse umane) i medici sono stati costretti a selezionare (triage) i pazienti da ammettere nei reparti di terapia intensiva (TI). Al fine di supportare queste difficili decisioni, molte società scientifiche e organismi governativi hanno sviluppato linee-guida sulla base di due principali approcci etici: quello egualitario e quello utilitaristico. Al riguardo, finora vi è un consenso limitato e in molti casi questi approcci teorici hanno dato luogo a uno scontro di opinioni che ha contribuito a creare ulteriori difficoltà per i medici. In Italia, il Comitato Nazionale per la Bioetica è l’unica istituzione pubblica che, tramite un documento ufficiale, ha apertamente preso posizione sul tema del triage e del razionamento delle risorse ammettendone in particolari condizioni la liceità purché sulla base dei comuni criteri clinici di appropriatezza clinica e proporzionalità etica, sottolineando tuttavia il ruolo fondamentale della “preparedness”. Mentre la fase più critica della pandemia sembra allontanarsi, la necessità di discutere gli aspetti etici dei criteri decisionali utilizzati nell’allocazione delle risorse in TI sembra meno pressante. Appare invece più utile soffermarsi su due aspetti per così dire preliminari rispetto alla scelta dei criteri normativi di allocazione delle risorse: 1) la necessaria interdipendenza tra scelte di macro- e micro-allocazione che finisce con il condizionare i processi decisionali relativi alla cura dei singoli pazienti; 2) l’opportunità che decisori e professionisti sanitari mantengano un adeguato grado di “onestà” nei confronti dei cittadini e dei pazienti riguardo alle cause della carenza di risorse e ai processi decisionali che comportano la necessità di compiere “scelte tragiche” a entrambi i livelli.