TY  -  JOUR
AU  -  Pignotti, Maria Serenella
T1  -  La sindrome di alienazione parentale:
sconosciuta negli ospedali, endemica nei tribunali
PY  -  2013
Y1  -  2013-02-01
DO  -  10.1701/1241.13704
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  104
IS  -  2
SP  -  54
EP  -  58
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/18
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/1241.13704
N2  -  Una ipotetica sindrome cosiddetta di alienazione parentale, non sorretta da alcun dato evidence-based, sconosciuta ai medici, assente nei libri di medicina, non citata nel DSM né nell’ICD dell’OMS, mai dimostrata da studi controllati e pubblicati su riviste a riconosciuto impatto scientifico, imperversa nei tribunali dove è motivo – tanto frequente quanto preoccupante – di sospensione dell’affidamento dei figli. La sindrome, secondo i suoi fautori, nel corso di procedimenti di separazione coniugale colpirebbe quasi esclusivamente le madri ed i bambini, ipoteticamente uniti – entrambi – in una sorta di follia a due, cioè in una campagna di denigrazione del padre/marito (che costituirebbe, pertanto, un bersaglio innocente). Una simile teorizzazione si basa su un complesso, inaccettabile, retroterra che giustifica la violenza di genere e l’abuso sessuale. Il presupposto che madre e figli siano bugiardi, che il padre sia vittima di calunnie e che i figli siano incapaci di pensiero autonomo, inficia – d’altra parte – la possibilità di difesa e non di rado il ricorso stesso alla Giustizia da parte di donne e bambini. Nei casi di violenza intrafamiliare, la sindrome di alienazione parentale (PAS) diviene, quindi, efficace strumento ausiliare, nonostante la palese inattendibilità. La terapia “obbligata” è, infatti, l’interruzione – seppure a causa di motivazioni infondate – del contatto madre/bambino; pertanto, il ricorso alla PAS nei tribunali deve essere contrastato con energia.
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