TY  -  JOUR
AU  -  Tarquini, Daniela
AU  -  Pucci, Eugenio
AU  -  Gasparini, Maddalena
AU  -  Zullo, Silvia
AU  -  Tiraboschi, Pietro
AU  -  Bonito, Virginio
AU  -  Defanti, Carlo Alberto
AU  -  per il Gruppo di Studio in Bioetica e Cure Palliative della Società Italiana di Neurologia
T1  -  Malattia di Alzheimer: la diagnosi tra ricerca, prassi clinica ed etica
PY  -  2014
Y1  -  2014-07-01
DO  -  10.1701/1574.17116
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  105
IS  -  7
SP  -  295
EP  -  299
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/1574.17116
N2  -  Nel 2011 i cosiddetti criteri di Dubois hanno introdotto, nell’ambito della ricerca, l’impiego di biomarker (in particolare la tomografia ad emissioni di positroni dell’encefalo per l’imaging dell’amiloide e il dosaggio liquorale di tau/fosfo-tau e della beta-amiloide 1-42) per la diagnosi precoce e/o preclinica della malattia di Alzheimer. Ciononostante, assistiamo a un loro crescente impiego nella prassi clinica. Ricapitolando la storia della malattia di Alzheimer, osserviamo che la diagnosi, riservata fino agli anni ’60 a una rara forma di demenza a esordio presenile, è stata gradualmente estesa alla forma più comune di demenza dell’anziano. In tale modo è stata attribuito lo status di malattia a ciò che una volta veniva considerato un portato inevitabile della vecchiaia. Responsabili di questo paradigm shift sono stati l’allungamento della vita media, le nuove tecniche di studio in vivo del sistema nervoso centrale, la pressione delle grandi aziende farmaceutiche e delle associazioni dei pazienti. L’attuale mancanza di terapie disease-modifying e l’alta incidenza del declino cognitivo lieve, fattore di rischio per demenza, sollevano una serie di problemi di etica clinica che vanno dalla comunicazione della diagnosi all’impiego delle risorse, per affrontare i quali questo articolo si propone di fornire un quadro concettuale.
ER  -   
