TY  -  JOUR
AU  -  Citarella, Anna
AU  -  Guida, Antonella
AU  -  Capogrosso, Paolo
AU  -  Carotenuto, Sara
AU  -  Creazzola, Simona
AU  -  De Marino, Claudia
AU  -  Izzo, Pasquale
AU  -  La Bella, Gaetana
AU  -  Piscitelli, Raffaele
AU  -  Romagnuolo, Francesca
AU  -  Esposito, Ernesto
AU  -  Ratti, Gennaro
AU  -  Cammarota, Simona
T1  -  Scelta della terapia antitrombotica in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare nella reale pratica clinica
PY  -  2016
Y1  -  2016-05-01
DO  -  10.1701/2260.24336
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  107
IS  -  5
SP  -  234
EP  -  241
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2260.24336
N2  -  Introduzione. La fibrillazione atriale non valvolare (FANV) rappresenta l’aritmia cardiaca più comune ed è associata a un aumento di 5 volte del rischio di ictus ischemico. Nonostante le linee-guida raccomandino la terapia antitrombotica per la prevenzione di ictus nei pazienti con FANV con rischio moderato o alto, sono limitate le conoscenze circa l’influenza del livello di rischio sulla scelta della terapia antitrombotica. Scopo. Lo scopo dello studio è stato quello di valutare il livello di aderenza alle linee-guida nella prevenzione del rischio tromboembolico in pazienti con FANV. Metodi. È stato condotto uno studio di coorte utilizzando i flussi di dati amministrativi di una Azienda Sanitaria Locale della Regione Campania (~1.000.000 abitanti). I soggetti sono stati classificati con FANV se hanno subìto almeno un ricovero per fibrillazione atriale tra luglio 2013 e giugno 2014 senza procedura di cardioversione o l’ablazione cardiaca durante il periodo di identificazione e senza una precedente diagnosi o procedura valvolare. La coorte è stata classificata in base alla prima terapia antitrombotica ricevuta durante i 6 mesi successivi alla data di dimissione ospedaliera. I pazienti sono stati classificati in basso rischio di ictus ischemico (BR, punteggio = 0), moderato (MR, punteggio = 1), e alto (AR, score≥2) utilizzando lo score CHA2DS2-VASc. È stata effettuata una regressione logistica multivariata per valutare l’influenza del rischio di ictus sulla scelta della terapia anticoagulante quale, antagonisti della vitamina K verso nuovi anticoagulanti orali (NAO). Risultati. Sono stati identificati 1963 pazienti: 4,9% BR, 7,6% MR e 87,5% dei pazienti AR. Il 36,4% dei soggetti identificati non ha ricevuto una terapia antitrombotica (BR: 56,7%, MR: 55,0%, AR: 33,7% dei pazienti). Gli antagonisti della vitamina K sono stati prescritti al 17,0% dei soggetti (BR: 10,3%, MR: 12,1%, AR: 17,8%), NAO al 12,7% (BR: 10,3%, MR: 8,1%, AR: 13,2%), l’aspirina a basse dosi al 17,5% (BR: 13,4%, MR: 15,4%, AR: 17,9%), altri antiaggreganti al 12,3% (BR: 7,2%, MR: 6,0%, AR: 13,2 %). Il rischio di ictus ischemico non è risultato significativamente associato alla scelta del farmaco anticoagulante. Conclusioni. Un’alta percentuale di pazienti con FANV ad alto rischio embolico non ha ricevuto una prescrizione di anticoagulante orale. In contrasto con le recenti linee-guida, l’aspirina a basse dosi è ancora largamente prescritta anche in pazienti AR. La stratificazione del rischio embolico del paziente non sembra influenzare la scelta del farmaco anticoagulante orale.
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