TY  -  JOUR
AU  -  Giustina, Andrea
T1  -  Acromegalia: ridurre il ritardo della diagnosi
PY  -  2016
Y1  -  2016-08-01
DO  -  10.1701/2332.25074
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  107
IS  -  8
SP  -  450
EP  -  451
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2332.25074
N2  -  Il ritardo diagnostico dell’acromegalia è ancora molto rilevante (6-8 anni in media) ed è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi venti anni. L’impatto clinico di questo ritardo diagnostico è significativo: la crescita del tumore (2/3 dei pazienti al momento della diagnosi presentano un macroadenoma ipofisario), lo sviluppo di complicanze irreversibili (artropatia, apnea del sonno) e l’aumento della mortalità. Le ragioni di tale ritardo diagnostico sono legate alla malattia stessa (i cambiamenti a carico del volto e delle estremità sono molto lenti e subdoli), ma anche all’inconsapevolezza del medico. Sarebbe utile, nella pratica clinica, l’identificazione di strumenti semplici, basati su alcuni segni e sintomi sufficientemente sensibili e specifici, che possano suscitare il sospetto diagnostico da parte del medico. Per il processo decisionale terapeutico è di fondamentale importanza una valutazione globale durante il follow-up (volume del tumore, segni e sintomi, complicazioni, livelli dell’ormone della crescita e del suo mediatore periferico IGF-I nel sangue). A questo proposito, strumenti come SAGIT sono attualmente in fase di validazione e sono progettati per migliorare la gestione dell’acromegalia. Infatti, negli ultimi 30 anni sono state sviluppate diverse possibilità di cura di tale patologia, e nel prossimo futuro saranno sicuramente incrementate per una maggiore personalizzazione della terapia necessaria per migliorare la condizione del paziente e tenere sotto controllo complicanze severe come il diabete mellito.
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