TY  -  JOUR
AU  -  Pagliaro, Luigi
AU  -  Colli, Agostino
T1  -  Un viaggio fra dottori e malati. Storie e riflessioni
PY  -  2016
Y1  -  2016-09-01
DO  -  10.1701/2354.25226
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  107
IS  -  9
SP  -  472
EP  -  479
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/03/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2354.25226
N2  -  Il clinico – il dottore che si occupa degli individui malati – deve saper stabilire una relazione umana con il suo paziente, saper fare la diagnosi e saper indicare una terapia (o sapere non indicarne nessuna). E deve ricavare queste capacità dall’esperienza e dalla riflessione sull’esperienza, che insieme costituiscono la “deliberate practice” di Ericsson. La diagnosi può essere semplice e immediata – attraverso il pattern recognition o il riconoscimento dell’illness script di una malattia che il clinico ha spesso incontrato nella sua pratica –, “fast thinking”, nella terminologia di Kahneman; o può essere la componente mentalmente più impegnativa del procedimento clinico nelle malattie non familiari per il medico, rare o con presentazione atipica –“slow thinking”, sempre secondo Kahneman. Nella terapia, la gerarchia dell’Evidence-Based Medicine che pone il trial al primo posto fra le cose da leggere ignorando il resto è sbagliata. Le decisioni sull’uso degli interventi terapeutici, individuali o per i sistemi generali di healthcare, dovrebbero essere basate sulla totalità delle evidenze disponibili. La nozione che le evidenze possano essere credibilmente o utilmente collocate in “gerarchie” è illusoria, e il ruolo assegnato agli studi controllati randomizzati è inadeguato.
ER  -   
