TY  -  JOUR
AU  -  Jefferson, Tom
AU  -  De Fiore, Luca
T1  -  Il plagio nella scienza. Le bugie hanno le gambe corte
PY  -  2017
Y1  -  2017-01-01
DO  -  10.1701/2624.26978
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  108
IS  -  1
SP  -  7
EP  -  10
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/18
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2624.26978
N2  -  Un antico proverbio italiano avverte che le bugie hanno le gambe corte. In altre parole, alla fine chi mente viene scoperto. Questo è quello che è capitato a un ricercatore italiano che ha servito da referee per un articolo proposto nel 2015 agli Annals of Internal Medicine. Dopo un parere negativo (che potrebbe aver indotto la rivista a rifiutare il lavoro) ha sottoposto un manoscritto praticamente identico a quello valutato a un’altra rivista. Ma lui e il suo operato sono stati scoperti e il caso è stato presentato in una lettera accorata e di straordinaria eleganza, “Dear Plagiarist”, scritta dal primo autore dell’articolo plagiato: il dottor Michael Dansinger. La lettera è un modello di logica e un capolavoro di etica: l’articolo frutto del plagio è stato ritirato e la direzione degli Annals ha contattato l’istituzione cui gli autori del falso sono affiliati. Nessuna risposta a oggi, secondo uno schema familiare nella ricerca di questi anni. Ci si chiede il perché si continui a perpetrare un Sistema della ricerca ormai completamente compromesso. Interessi commerciali, distorsioni nella rendicontazione degli studi effettuati, segretezza, studi eticamente dubbi e inerzia sono gli ingredienti della ricerca di oggi e dei percorsi accademici di pubblicazione. La peer review, pratica nata in un’epoca caratterizzata da diversa onestà, è evidentemente incapace di assicurare più di una sottile patina di credibilità alla pandemia di spazzatura che minaccia le risorse della sanità e i principi etici della prossima generazione di ricercatori. È necessaria una riforma radicale del sistema che restituisca un po’ di credibilità alla “e” della evidence-based medicine. Abbiamo bisogno di una completa trasparenza, di riconsiderare la rimborsabilità delle prestazioni e degli interventi sanitari garantendola solo sulla base di evidenze derivate da studi indipendenti e di formare all’etica della ricerca come parte di un curriculum internazionale dei ricercatori. Queste misure dovrebbero essere collegate a una esaustiva dichiarazione da parte delle riviste scientifiche e delle case editrici delle proprie fonti di ricavi e a nuove leggi che arrivino a prevedere il carcere per chi abusi della propria posizione accademica e della propria teorica credibilità. Nel frattempo, il suggerimento è di stare alla larga da qualsiasi risultato della ricerca che sembri poco plausibile o che non sia replicabile (perché probabilmente lo è).
ER  -   
