TY  -  JOUR
AU  -  Vanacore, Nicola
AU  -  Di Pucchio, Alessandra
AU  -  Lacorte, Eleonora
AU  -  Bacigalupo, Ilaria
AU  -  Mayer, Flavia
AU  -  Grande, Giulia
AU  -  Cesari, Matteo
AU  -  Canevelli, Marco
T1  -  Dal mild cognitive impairment alla demenza: 
qual è il ruolo della sanità pubblica?
PY  -  2017
Y1  -  2017-05-01
DO  -  10.1701/2695.27557
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  108
IS  -  5
SP  -  211
EP  -  215
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/24
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2695.27557
N2  -  Il mild cognitive impairment (MCI) è un’entità nosologica proposta da Petersen nel 1999 con la finalità di identificare la fase precoce della demenza. I nuovi criteri diagnostici di demenza, sia quelli promossi dall’International Working Group (IWG) sia quelli definiti dal National Institute of Aging (NIA), hanno successivamente introdotto un nuovo modello che inizia con una fase preclinica, prosegue con una fase prodromica, per poter poi evolvere in una fase franca di demenza. Tra la fase preclinica e quella prodromica è stata inclusa la condizione del disturbo soggettivo cognitivo (SCD). La maggior parte dei clinici considera il MCI e il SCD come delle patologie e non come fattori di rischio di demenza. In questo contesto, urge applicare un paradigma di sanità pubblica. Una diagnosi di SCD o MCI presenta numerose incertezze e confonde l’aspetto della ricerca con quello della pratica clinica. Un gran numero di soggetti con SCD e MCI non andrà mai incontro a una franca demenza e una quota di loro può anche ritornare a un profilo cognitivo normale. La comunicazione di queste diagnosi a un soggetto ha implicazioni etiche che non si possono ignorare. La diffusione di queste diagnosi nella popolazione generale ha le caratteristiche del fenomeno dell’over-diagnosis e, conseguentemente, dell’over-treatment. I nuovi criteri, inoltre, implicano l’uso di biomarcatori che non sono ancora validati per l’uso nella pratica clinica corrente. A oggi, non sono ancora disponibili studi di popolazione condotti con i nuovi criteri diagnostici di demenza. Ciò implica che probabilmente le nuove stime saranno più del doppio di quelle attuali e includeranno anche soggetti che non andranno incontro a una franca demenza. In questo incerto contesto epidemiologico, appare urgente implementare programmi di sanità pubblica per la prevenzione primaria e secondaria delle demenze. Inoltre, le sperimentazioni cliniche sui farmaci nel MCI attualmente utilizzano endpoint basati su biomarcatori non validati, sollevando la questione della validità esterna dei risultati. Appare urgente elaborare una linea-guida pubblica che supporti il medico nell’identificare tutte le possibili cause di un deterioramento cognitivo in persone che sono prevalentemente in età avanzata, con pluripatologie e politrattamenti farmacologici. Infine, l’ampia diffusione della valutazione neuropsicologica nella pratica clinica corrente richiede un’accurata validazione di tale strumento.
ER  -   
