TY  -  JOUR
AU  -  Spinsanti, Sandro
T1  -  Morire in braccio alle Grazie: 
quando l’etica si traveste da estetica
PY  -  2017
Y1  -  2017-06-01
DO  -  10.1701/2715.27710
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  108
IS  -  6
SP  -  255
EP  -  258
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2715.27710
N2  -  Fra le tante qualificazioni con cui si suole indicare una morte auspicabile – indolore, dignitosa, umana … – non appare l’aggettivo “graziosa”. Eppure anche questa è una via esplorabile, immaginando che si possa morire in braccio alle Grazie. Ovvero, in quello stato d’animo che, secondo Ugo Foscolo, si colloca “tra la smodata gaiezza e il profondo dolore”. Ancor più fecondo si rivela il percorso se ci lasciamo guidare dal nome con cui le tre Grazie erano conosciute e dalla relativa simbologia. Eufrosine rimanda alla saggezza con cui la mente guida le scelte, in particolare quelle che si presentano come cure palliative; Aglaia evoca la serenità connessa con la possibilità di tenere sotto controllo il processo del morire; Talia ci fa immaginare una morte che sia un accrescimento, un percorso che termini nella pienezza della propria umanità. Morire in braccio alle Grazie appare quindi, sotto una denominazione estetica, come un compito spirituale e un impegno etico.
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