TY  -  JOUR
AU  -  Angius, Gesuino
AU  -  Sepe, Pierangela
AU  -  Papa, Anselmo
AU  -  Tomao, Silverio
AU  -  Tomao, Federica
T1  -  Innovazioni terapeutiche nel trattamento del tumore ovarico. Analisi del percorso per lo sviluppo terapeutico: dal platino all’immunoterapia
PY  -  2017
Y1  -  2017-06-01
DO  -  10.1701/2715.27714
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  108
IS  -  6
SP  -  269
EP  -  281
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/05/11
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/2715.27714
N2  -  Il carcinoma dell’ovaio rappresenta il settimo tumore più frequente nelle donne. L’approccio terapeutico prevede una corretta integrazione tra chirurgia e chemioterapia. La chirurgia rappresenta uno step importante ai fini diagnostici, stadiativi e curativi e ha come obiettivo il debulking ottimale. Il trattamento chemioterapico in adiuvante e in prima linea ha attualmente come standard la combinazione carboplatino e paclitaxel; in stadio avanzato, IIIB-IV, l’aggiunta del bevacizumab è fortemente raccomandata. Nonostante l’efficacia iniziale, tuttavia, il 70-80% delle pazienti sviluppa recidiva di malattia entro i primi due anni e necessita di successive linee di trattamento che raramente hanno fini curativi ma piuttosto palliativi e volti a raggiungere una cronicizzazione della malattia. Una delle cause di recidiva è correlata allo stato di quiescenza delle cellule staminali che le rende resistenti alla chemioterapia. La scelta dei successivi trattamenti deve considerare diversi fattori tra cui la probabilità di allungare il PFS e l’OS, la tossicità residua, il controllo dei sintomi, il miglioramento della qualità di vita, rimanendo sempre e comunque vincolata al platinum free interval (PFI). Non esistono trattamenti standard consigliabili. La doxorubicina liposomiale peghilata (PLD) come agente singolo o in combinazione con la trabectedina è una delle opportunità terapeutiche che può essere considerata nel trattamento della recidiva. Nel 15-20% circa dei tumori epiteliali, inoltre, si riscontra una mutazione dei geni BRCA1 e 2, dato fondamentale per inquadrare da subito un’opportunità terapeutica rappresentata dagli inibitori PARP. Questi farmaci, come l’olaparib e il niraparib, utilizzati in mantenimento dopo risposta a una precedente terapia contenente platino, hanno dimostrato in up front anche attività in BRCA wild type, in hrd (ricombinazione omologa deficitaria) e hrp (ricombinazione omologa non deficitaria). Dopo 20 anni di sola chemioterapia, quindi, si stanno affermando nuove terapie a bersaglio molecolare, farmaci immunomodulanti, anticorpi monoclonali e vaccini, che contribuiranno a modificare l’approccio terapeutico rendendo i trattamenti sempre più personalizzati.
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