TY  -  JOUR
AU  -  Gristina, Giuseppe R.
T1  -  Le dichiarazioni anticipate di un medico
PY  -  2018
Y1  -  2018-11-01
DO  -  10.1701/3031.30293
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  109
IS  -  11
SP  -  556
EP  -  559
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3031.30293
N2  -  Nel dicembre 2017 il Parlamento italiano ha approvato la legge n. 219 che disciplina la materia del consenso informato, delle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) e della nomina di un fiduciario. La legge rappresenta una conquista per la difesa dei diritti delle persone malate, ma, allo stesso tempo, la letteratura dimostra che, nella pratica clinica, pochissimi pazienti hanno redatto un documento di DAT prima del ricovero in ospedale; quando disponibili, le DAT non garantiscono coerenza tra l’assistenza ricevuta e i desideri dei pazienti, hanno scarsa influenza sulla decisione di interrompere o non iniziare i trattamenti, sono statiche rispetto alla natura dinamica della malattia di cui non possono considerare quindi tutte le eventualità. Un modo utile per redigere le DAT potrebbe prevedere non tanto un modello orientato ai trattamenti o agli esiti, quanto piuttosto a fornire ai medici una serie di elementi di giudizio utili a ricostruire la scala valoriale del paziente. A loro volta i medici potranno utilizzare questa come un confine entro il quale siano lasciati liberi di decidere sulle varie opzioni terapeutiche, secondo le evidenze scientifiche, le loro competenze, le circostanze lasciando che sia il fiduciario a rappresentare di volta in volta le volontà e le preferenze del paziente. Questa storia dimostra che redigere un documento di DAT, lungi dall’essere una facilitazione dei percorsi di malattia, rappresenta un richiamo forte alla riflessione etica come strumento per argomentare consapevolmente e responsabilmente, in merito alle proprie scelte di cura e alle conseguenze che ne deriveranno. È allora evidente che il successo di questa legge dipenderà dal livello culturale al quale le singole persone sapranno e vorranno gestire la complessa questione delle decisioni da prendere di fronte alla malattia.
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