TY  -  JOUR
AU  -  Di Martino, Mirko
AU  -  Lallo, Adele
AU  -  Davoli, Marina
AU  -  Fusco, Danilo
T1  -  Aderenza alla politerapia cronica 
nella prevenzione secondaria dell’infarto: limiti e prospettive
PY  -  2019
Y1  -  2019-01-01
DO  -  10.1701/3089.30816
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  110
IS  -  1
SP  -  7
EP  -  9
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/03/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3089.30816
N2  -  L’infarto miocardico acuto aumenta notevolmente il rischio di morbilità e mortalità. Le linee-guida raccomandano il trattamento combinato e continuativo con quattro farmaci evidence-based: antiaggreganti, betabloccanti, ACE-inibitori/sartani e statine. Queste raccomandazioni sono supportate da solide evidenze scientifiche. Tuttavia, studi osservazionali hanno documentato una ridotta aderenza alla politerapia cronica. In questo studio, condotto in tre regioni italiane, Lazio, Toscana e Sicilia, sono stati analizzati circa 52.000 pazienti al primo episodio di infarto. L’aderenza alla politerapia cronica variava dal 63% nella regione Lazio al 27% nella regione Sicilia. Più del 75% dei pazienti presentava almeno una patologia cronica concomitante. La presenza di patologie croniche rappresentava una delle principali barriere all’aderenza al trattamento. I pazienti multicronici con pregresso infarto presentano un’elevata complessità assistenziale. Tuttavia, ricevono ancora un’assistenza frammentata, fornita da molteplici provider che non interagiscono tra loro. Quando il paziente viene “de-strutturato” nelle singole patologie da cui è affetto, aumenta il rischio che venga esposto a un numero eccessivo di trattamenti farmacologici. Questo fenomeno, da un lato, riduce l’aderenza ai trattamenti e, dall’altro, può generare interazioni nocive tra i diversi farmaci. Sarebbe auspicabile istituire sul territorio una rete di team multidisciplinari, volti alla valutazione globale del paziente e alla sua continuità assistenziale.
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