TY  -  JOUR
AU  -  Schünemann, Holger
T1  -  Tutte le prove sono real world evidence
PY  -  2019
Y1  -  2019-04-01
DO  -  10.1701/3154.31342
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  110
IS  -  4
SP  -  165
EP  -  167
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3154.31342
N2  -  Gli studi controllati randomizzati sono criticati per la difficoltà di trasferire i risultati ottenuti all’assistenza sanitaria e alla pratica clinica. Le popolazioni di pazienti arruolate nello studio sarebbero troppo diverse dai malati che incontra il medico. La soluzione di questi problemi dovrebbe giungere dalla cosiddetta real world evidence: dati generati dal monitoraggio dei pazienti stessi, dai registri di patologia, dalle cartelle cliniche elettroniche o, in prospettiva, dai big data. Però, tutte le prove – se di buona qualità – sono “real world evidence”, sia che provengano da studi controllati randomizzati, sia che giungano da studi osservazionali o da altri disegni di studio. Tenendo presente che quanto maggiore è l’aderenza alla realtà desiderata, tanto più alto è il rischio di bias. La soluzione vera ai problemi della ricerca clinica può venire solo dalla valutazione attenta delle prove e dalla determinazione di quanto attendibilmente le prove supportino tutti i fattori che possono determinare una raccomandazione o una decisione. Questi fattori comprendono l’importanza di un problema di salute, l’equilibrio tra benefici per la salute e rischi, i valori che le persone attribuiscono ai risultati, l’uso delle risorse, l’equità, l’accettabilità e la fattibilità. Idealmente, l’evidenza dovrebbe essere esposta in modo trasparente in un framework GRADE evidence to decision (EtD).
ER  -   
