TY  -  JOUR
AU  -  Cagnazzo, Celeste
AU  -  Guarrera, Agata
AU  -  Cenna, Rosita
AU  -  Taverniti, Cristiana
AU  -  Stabile, Stefano
AU  -  Federici, Irene
AU  -  Pirondi, Sara
AU  -  Testoni, Sara
AU  -  Monti, Manuela
T1  -  Ricerca clinica: abbastanza giocatori per vincere la partita?
PY  -  2019
Y1  -  2019-06-01
DO  -  10.1701/3182.31609
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  110
IS  -  6
SP  -  285
EP  -  291
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3182.31609
N2  -  Nonostante la presenza di personale esperto e multidisciplinare sia ormai essenziale a seguito della crescente complessità della ricerca clinica, la maggior parte dei contratti sanitari collettivi nazionali non contempla ancora molte delle nuove figure professionali. Questa instabilità rischia di provocare un allarmante gap professionale, specialmente per la ricerca clinica promossa da enti no profit. Per tale ragione, abbiamo pensato di provare a valutare quanto sia diffuso il problema tra i coordinatori di ricerca clinica, andando a verificare in che misura gli istituti italiani abbiano integrato stabilmente questa figura professionale nella pianta organico, attraverso contratti di lavoro stabili e specifici. Nel novembre 2016, quando il Governo Italiano ha affermato per la prima volta l’intenzione di impedire ulteriori rinnovi contrattuali di natura atipica, abbiamo condotto un’indagine con l’intento di mappare l’estensione del problema dell’instabilità contrattuale relativamente alla figura del coordinatore di ricerca clinica. Due anni dopo abbiamo ripetuto il sondaggio per capire se qualcosa fosse cambiato e se ci fosse qualche miglioramento nella situazione occupazionale. A novembre 2016 solo una piccola parte degli intervistati (13,8%) poteva contare su un contratto a tempo indeterminato, mentre la maggioranza (73,2%) era assunta con un contratto atipico. Per quanto riguarda l’impossibilità, a partire da gennaio 2017, di rinnovare i contratti atipici a seguito delle nuove disposizioni governative: il 67,5% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe stato direttamente investito dal problema. Due anni più tardi la situazione appare addirittura peggiore: solo l’11,5% degli intervistati è assunto con un contratto a tempo indeterminato, mentre vi è una percentuale molto alta (74,8%) di contratti atipici, con addirittura alcuni coordinatori che dichiarano di lavorare da diversi mesi come volontari non retribuiti. È interessante notare che oltre il 30% del personale con contratti atipici lavora in istituti di ricerca e società scientifiche legate alla ricerca, con un forte interesse per la ricerca clinica non sponsorizzata dall’industria, definita ricerca clinica no profit. Dotarsi di Clinical Trials Unit ufficialmente e contrattualmente riconosciute sarebbe fondamentale per riportare la nostra nazione al vertice della classifica dei sistemi sanitari mondiali, eppure le infrastrutture dedicate alla ricerca presenti sul territorio continuano a essere una realtà fantasma, profondamente caratterizzate da un continuo turn over professionale e dalla mancanza di prospettive a lungo termine. In assenza di una soluzione permanente, è improbabile che l’Italia raggiunga gli standard richiesti, privando così i pazienti di possibili opzioni terapeutiche disponibili. A pagarne le spese maggiori sarà la nostra ricerca no profit.
ER  -   
