TY  -  JOUR
AU  -  Provenzano, Michele
AU  -  Garofalo, Carlo
AU  -  Chiodini, Paolo
AU  -  Mancuso, Cinzia
AU  -  Barbato, Eliana
AU  -  De Nicola, Luca
AU  -  Andreucci, Michele
T1  -  Ruolo della proteinuria nella ricerca clinica: 
per ogni vecchia risposta, una nuova domanda
PY  -  2020
Y1  -  2020-02-01
DO  -  10.1701/3309.32797
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  111
IS  -  2
SP  -  74
EP  -  81
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3309.32797
N2  -  La presenza di proteinuria (abnorme perdita di proteine con le urine) è un ben noto fattore di rischio cardiovascolare e renale sia nella popolazione generale sia in coorti ad alto rischio come i pazienti seguiti nelle Unità di Nefrologia, quelli affetti da diabete mellito tipo II oppure quelli con malattia cardiovascolare. Un aumento dei livelli di proteinuria, anche di piccola entità, aumenta il rischio di perdita di funzione renale nel tempo, di ingresso in dialisi (ESKD) e di mortalità cardiovascolare. L’effetto lesivo della proteinuria a carico del rene è dovuto sia al primitivo danno glomerulare sia a un effetto diretto tossico che le proteine esercitano sul tubulo renale. L’aumento invece più generale del rischio di eventi cardiovascolari è dimostrato dal ruolo assunto dalla proteinuria quale marcatore di danno endoteliale sistemico oltre che renale. La riduzione della proteinuria nel tempo (una riduzione del 30% in sei mesi è considerata un target accettabile), in seguito al trattamento con farmaci antipertensivi e antiproteinurici, ha un effetto sulla riduzione del rischio dei suddetti endpoint. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire quali sono i valori di normalità della proteinuria, quante misurazioni effettuare nel tempo per stabilire se un paziente resta ad alto rischio, comprendere in modo più accurato il ruolo prognostico della proteinuria.
ER  -   
