TY  -  JOUR
AU  -  Nacoti, Mirco
T1  -  Esperienza clinica e criticità
PY  -  2020
Y1  -  2020-06-01
DO  -  10.1701/3394.33760
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  111
IS  -  6
SP  -  374
EP  -  378
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3394.33760
N2  -  Bergamo è una città ricca e popolosa del Nord Italia ma è anche uno degli epicentri della pandemia mondiale CoViD-19. Nonostante la generosità degli operatori sanitari, stiamo attraversando una grave crisi umanitaria che sta sottoponendo a un pesante stress ogni aspetto della vita quotidiana. Dall’esterno è molto difficile capire cosa sta succedendo perché tutto è chiuso per il lockdown e le case non sono distrutte come in caso di terremoto. Un’epidemia non è né soltanto un improvviso incidente mortale di massa, come un disastro naturale, né soltanto una malattia che i dottori devono curare, ma è anche un fenomeno sociale. Gli elementi storici e sociali sono fattori chiave per lo sviluppo (per esempio, intensa promiscuità tra animali e umani) e la diffusione di un’epidemia (per esempio, gli operatori sanitari e le ambulanze diventano rapidamente vettori del virus). La responsabilità medica può cambiare in tempi di pandemia? La mia risposta, come anestesista e medico di terapia intensiva di Bergamo, è sì. Quando la comunità medica è chiamata ad affrontare una pandemia senza precedenti, con poche prove scientifiche e “numeri folli” che descrivono la situazione, una testimonianza diretta schietta e onesta è un dovere etico. Scopo di questa narrazione è condividere un punto di vista sul dilemma della responsabilità morale.
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