TY  -  JOUR
AU  -  Riccioni, Luigi
AU  -  Anzani, Alfredo
AU  -  Carlomagno, Nicola
AU  -  De Blasio, Elvio
AU  -  Renda, Andrea
AU  -  Rigotti, Paolo
AU  -  Rossi, Giorgio
AU  -  Petrini, Flavia
T1  -  Strategie perioperatorie: presa in carico dell’anziano
con gravi comorbilità e fase avanzata di malattia
con patologia chirurgica acuta
PY  -  2021
Y1  -  2021-04-01
DO  -  10.1701/3584.35684
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  112
IS  -  4
SP  -  250
EP  -  261
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/05/03
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3584.35684
N2  -  Nella comune pratica clinica la valutazione del rischio perioperatorio di un paziente affetto da patologia chirurgica acuta e contemporaneamente da comorbilità croniche in fase avanzata viene affrontata separatamente dal chirurgo e dall’anestesista, di solito in due fasi distinte. Mentre il chirurgo valuta il rischio essenzialmente in relazione alla prognosi della sola patologia chirurgica, la valutazione del rischio perioperatorio correlato al peso delle condizioni di salute sottostanti sulla capacità di recupero nel breve- medio- e lungo-termine è totalmente demandata all’anestesista. Quando la fragilità e/o le comorbilità sono di entità tale da porre il dubbio della futilità dell’intervento chirurgico, la valutazione del paziente da un lato, e le decisioni relative ai percorsi clinici da seguire dall’altro, devono essere affrontate dapprima dai chirurghi e dagli anestesisti per poi essere condivise con i pazienti e i loro parenti. A maggior ragione nel caso di un intervento chirurgico di urgenza. Per questo motivo è stata organizzata una consensus conference a cui ha preso parte un gruppo di esperti rispettivamente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) e della Società Italiana di Chirurgia (SIC) con l’obiettivo di elaborare un percorso clinico condiviso finalizzato a individuare la migliore opzione di cura – chirurgica vs palliativa – nel migliore interesse del paziente con patologia chirurgica e comorbilità croniche in fase avanzata, in condizioni sia di urgenza che di elezione. Dopo due anni, il gruppo di esperti ha elaborato un documento di posizione in cui viene raccomandato, nel caso di intervento chirurgico potenzialmente futile, di valutare il paziente verificando la presenza di 2 condizioni (metodo “Due Step”): Palliative Performance Scale <50% e almeno uno dei seguenti criteri clinici generali: 1) più di un ricovero in ospedale negli ultimi 12 mesi; 2) ricovero in ospedale da o in attesa di ricovero in residenza sanitaria assistenziale per “lungo-degenza”, rete di assistenza palliativa domiciliare, hospice; 3) insufficienza renale cronica con necessità di sessioni di emodialisi settimanali; 4) ossigenoterapia domiciliare e/o ventilazione meccanica non invasiva. In presenza di queste due condizioni, il chirurgo insieme all’anestesista può condividere col paziente e/o i suoi familiari la scelta tra l’intervento di chirurgia palliativa o le cure palliative tenendo conto delle sue volontà e delle sue preferenze.
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