TY  -  JOUR
AU  -  Gristina, Giuseppe R.
T1  -  La banalità del male al tempo dei migranti
PY  -  2023
Y1  -  2023-01-01
DO  -  10.1701/3939.39226
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  114
IS  -  1
SP  -  779
EP  -  781
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/05/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/3939.39226
N2  -  Recentemente il governo italiano, dopo avere impedito per alcuni giorni a due navi ONG con 751 migranti a bordo l’attracco nel porto di Catania, ha deciso di concedere lo sbarco solo a coloro che erano in condizioni di salute precarie, rifiutandolo però a tutti gli altri e intimando poi alle navi di allontanarsi dalle acque territoriali italiane. Questo episodio, ultimo di una serie di altri già verificatisi tra il 2018 e il 2019 nel nostro Paese durante un precedente governo di destra, si inscrive in una cornice ideale e politica di matrice sovranista mentre nel Paese sono emerse da tempo forti pulsioni razziste. L’evento cui ci si riferisce e il clima sociale e politico in cui è maturato, ripropongono il tema di quella che Hannah Arendt e Primo Levi definirono la banalità del male in base all’esperienza da loro vissuta rispettivamente durante il processo di Norimberga e nel campo di sterminio di Auschwitz. L’articolo offre una riflessione in merito e propone una possibile risposta all’interrogativo se oggi sia ancora possibile parlare della banalità del male e, se sì, in quali forme, con quali significati e con quali responsabilità rispetto a quelli che gli diedero in origine i due autori.
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