TY  -  JOUR
AU  -  Saitto, Carlo
T1  -  L’integrazione tra clinica e sanità di popolazione è una priorità per il sistema sanitario
PY  -  2023
Y1  -  2023-05-01
DO  -  10.1701/4032.40072
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  114
IS  -  5
SP  -  250
EP  -  255
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/23
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4032.40072
N2  -  Tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX, i progressi scientifici consentono una migliore comprensione dei meccanismi delle malattie e si traducono in molti Paesi in interventi delle istituzioni e dei governi che mirano al miglioramento delle condizioni igieniche e sottolineano l’importanza dei fattori ambientali e dell’alimentazione nel garantire la salute della popolazione. Rapidamente però, nei decenni successivi, i risultati della ricerca e lo sviluppo dell’industria favoriscono una decisa inversione di tendenza perché rendono disponibili possibilità crescenti di diagnosi e di trattamento efficace per alcune malattie. La dimensione individuale dei nuovi interventi ne sottrae progressivamente il controllo alla sfera pubblica per frammentarlo in una molteplicità di rapporti bilaterali tra il medico e il paziente e crea lo spazio per il conflitto tra medicina clinica e salute pubblica, distinguendo in modo sempre più netto i professionisti – non necessariamente medici o sanitari – che si occupano di salute della popolazione da quelli che si prendono cura degli individui. Ma è davvero possibile e produttivo immaginare una salute divisa quando il singolo paziente e il singolo operatore costantemente si confrontano con i vincoli definiti dalle politiche e quando la sanità pubblica deve costantemente verificare i propri interventi in base alla capacità di coinvolgere le persone e di dimostrare la loro efficacia per le persone? In realtà l’integrazione tra medicina clinica e salute della popolazione è una priorità per chi progetta e realizza le politiche, per chi studia le condizioni di salute e i loro determinanti e per chi pratica l’assistenza. Non si tratta di negare la specificità dei metodi e dei temi bensì assumere che questi fili diversi sono nella pratica la trama e l’ordito di un tessuto comune, di una medicina che non esiste senza il loro intreccio e che cresce con il loro sviluppo. Si dovrebbe fondare una medicina clinica di popolazione che consenta ai professionisti di operare contemporaneamente nei limiti della loro specialità e oltre quei limiti su un progetto di salute collettiva, una medicina clinica di popolazione che diventi per le persone una chiave di rappresentazione sociale della loro salute, dei loro problemi e delle malattie che li colpiscono. In questo modo si può forse restituire anche un senso diverso del proprio ruolo e della sua relazione con le persone a un sistema sanitario messo costantemente in crisi, oltre che dalla burocratizzazione e dalla scarsezza delle risorse, dall’angustia delle sue prospettive.
ER  -   
