TY  -  JOUR
AU  -  Parisi, Giuseppe
AU  -  Pasolli, Luca
AU  -  Zamin, Claudia
AU  -  Negri, Attà
AU  -  Kurotschka, Peter K.
T1  -  Le competenze distintive metodologiche e relazionali del medico di medicina generale nelle cure primarie
PY  -  2023
Y1  -  2023-11-01
DO  -  10.1701/4133.41268
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  114
IS  -  11
SP  -  654
EP  -  664
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/03/11
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4133.41268
N2  -  In questo articolo prendiamo in esame tre dei sette valori distintivi della medicina generale proposti dalla World Organization of Family Doctors (Wonca) e recentemente tradotti in Italia: l’assistenza centrata sulla persona, la continuità delle cure e le cure orientate alla scienza. Riteniamo che essi possano contribuire al dibattito attuale sulla riorganizzazione del modello di cure primarie e sulla riforma del core curriculum della medicina generale italiana. Questi tre valori sono alla base delle competenze distintive metodologiche e relazionali del medico di medicina generale (Mmg), e vengono analizzati adottando l’epistemologia della complessità, con l’obiettivo di evidenziare le peculiarità di tale metodo e relazione, rintracciandone così le competenze necessarie per il Mmg. Il pensiero e il metodo della cura – primo e terzo valore – vengono analizzati considerando che la cornice in cui opera la medicina generale determina consistenti modifiche del metodo clinico, costituito certamente dagli elementi del metodo clinico tradizionale, ma eseguiti con ritmi e obiettivi diversi, utilizzando strategie peculiari. Per esempio, il contesto epidemiologico con alta prevalenza di disagio sintomatico ma bassa prevalenza di malattia nosograficamente definita impone la generazione precoce di ipotesi diagnostiche che vanno verificate utilizzando l’esame verbale e fisico come test ad alto potere di esclusione delle patologie gravi, per arrivare a diagnosi, mai esaustive, ma operative e contestualizzate. Inoltre, l’incertezza in cui si muove il Mmg impone l’utilizzo delle conoscenze relative al contesto in cui è immerso il paziente, la negoziazione con lui della soglia di incertezza decisionale tollerabile, il suo coinvolgimento – tanto maggiore quanto maggiore l’incertezza – e l’utilizzo del test del tempo all’interno di una rete protettiva organizzativa e relazionale. Il pensiero complesso permette di riflettere sul secondo valore – la relazione – assegnando alla soggettività del medico un posto tanto prezioso quanto quello del paziente che è storicamente già assodato; così medico e paziente, in quanto soggetti, si trovano su uno stesso piano ontologico, ma non lo sono a livello metodologico poiché ricoprono ruoli differenti. Adottare una epistemologia della complessità anche nella medicina generale permette di restituire importanza a ciascuna variabile del sistema, per esempio, tutti i soggetti coinvolti – contesto, metodo, clinica – per favorire una reale scienza al servizio dell’uomo.
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