TY  -  JOUR
AU  -  Clerici, Carlo Alfredo
AU  -  Chopard, Saba
AU  -  Levi, Giuseppe
T1  -  Ammalarsi di una patologia rara in tempi di intelligenza artificiale
PY  -  2024
Y1  -  2024-02-01
DO  -  10.1701/4197.41839
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  115
IS  -  2
SP  -  67
EP  -  75
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/08/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4197.41839
N2  -  Introduzione. Il testo analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) nel contesto delle patologie rare, esaminando come i pazienti ricorrono a questa risorsa per informazioni sanitarie, in particolare in situazioni in cui la comunicazione medico-paziente è limitata. L’articolo presenta il caso di un medico specializzato in psicologia clinica e psicoterapeuta, affetto da timoma e sindrome di Good, che utilizza risorse di IA durante la sua malattia. Metodi. Vengono esplorate le capacità di cinque chatbot basati su Large language models (Llm), come GPT-3.5, GPT-4, Bing Chat, Google Bard e Anthropic Claude. Le IA sono state interrogate su diverse tematiche riguardanti la patologia, da aspetti di pre-diagnosi e diagnosi a questioni terapeutiche, psicologiche e di gestione dei caregiver. Le risposte sono state valutate da cinque esperti secondo criteri quali: accuratezza, pertinenza, coerenza, chiarezza, utilità pratica, considerazioni etiche, empatia e capacità di rispondere a domande e preoccupazioni. Risultati. I risultati indicano una coerenza nelle valutazioni dei revisori, con punteggi generalmente elevati in tutte le dimensioni. In particolare, sistemi come Bard e GPT-4 hanno ottenuto valutazioni alte in termini di accuratezza delle informazioni e capacità di rispondere a domande e preoccupazioni. Bing e Claude sono stati apprezzati per empatia e tono. In generale, le risposte dei sistemi IA sono state considerate appropriate, rispettose dell’etica e della privacy e utili nel contesto clinico. Discussione. L’articolo sottolinea l’importanza di capire l’affidabilità e la precisione delle risposte fornite dai sistemi di IA in ambito clinico. Sebbene questi sistemi offrano risposte di alta qualità, c’è una variabilità significativa nelle loro prestazioni. I professionisti sanitari devono essere consapevoli di queste differenze e usare con prudenza tali strumenti. L’IA può fornire supporto in alcuni aspetti della cura, ma non può sostituire l’empatia e la comprensione umana. L’integrazione dell’IA nella pratica clinica presenta potenzialità ma anche sfide, in particolare la possibilità di fornire informazioni errate. Conclusioni. I sistemi IA dimostrano di poter fornire consigli utili su questioni cliniche e psicologiche, ma il loro utilizzo richiede cautela. È fondamentale distinguere i benefici dell’IA per i pazienti dalle sfide che presenta per i professionisti sanitari. Mentre la tecnologia IA continua a evolversi, è cruciale che la sua integrazione nel campo clinico sia accompagnata da ricerche e valutazioni continue, per garantire un uso sicuro ed efficace in ambito sanitario.
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