TY  -  JOUR
AU  -  Collecchia, Giampaolo
T1  -  Il potere declinante del tocco umano nel mondo digitale
PY  -  2024
Y1  -  2024-04-01
DO  -  10.1701/4246.42229
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  115
IS  -  4
SP  -  175
EP  -  178
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4246.42229
N2  -  Gli esseri umani sono creature sociali e il contatto è la forma più primitiva di relazione. Nel contesto della visita medica tradizionale il tocco, la palpazione, è indispensabile per diagnosticare o sospettare patologie. Ma non è soltanto un problema di semeiotica. La capacità del medico di esaminare un corpo attraverso le proprie mani è il fulcro della relazione medico-paziente. Si assiste peraltro da molti anni al progressivo retrocedere dell’esame obiettivo nella pratica clinica. Prima l’obsolescenza dell’interazione con il malato a causa del richiamo della tecnologia diagnostica, poi il “distanziamento sociale” dovuto al Covid-19 e, infine, l’espansione della telemedicina hanno contribuito ad allontanare i curanti dagli assistiti. La stessa tecnologia che tende ad allontanare medico e paziente mette a disposizione dispositivi indossabili aptici, in grado di digitalizzare il tatto e aprire scenari applicativi ancora largamente inesplorati, ma questi sistemi non possono sostituire l’interazione umana. Cosa possiamo fare per preservare la cultura del contatto fisico nella relazione medico-paziente? Come sempre, la consapevolezza è il primo passo. La tecnologia che ci separa dai pazienti non è il vero problema. È solo quando diventa un fine anziché un mezzo che rischiamo di perdere secoli di tradizione medica. È pertanto necessario trovare un equilibrio tra l’utilizzo della tecnologia e la garanzia che gli operatori sanitari mantengano un ruolo centrale nel fornire supporto emotivo e comprensione ai pazienti. Tali questioni dovrebbero essere introdotte precocemente nella formazione dello studente di medicina. Nel corso degli studi dovrebbero essere insegnati non solo i meccanismi delle malattie, ma anche come affrontare l’assistenza con compassione, empatia e “tocco umano”. In ogni caso, anche se alla fine la cultura digitale dovesse prevalere, è necessario praticare almeno il “tatto” come sensibilità interpersonale, delicatezza, capacità di intercettare lo stato d’animo dell’altro e rispettarlo.
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