TY  -  JOUR
AU  -  Barni, Sandro
AU  -  Aschele, Carlo
AU  -  Blasi, Livio
AU  -  Giordano, Monica
AU  -  Ortega, Cinzia
AU  -  Pinotti, Graziella
AU  -  Artioli, Fabrizio
AU  -  Fioretto, Luisa
AU  -  Daniele, Bruno
AU  -  Aprile, Giuseppe
AU  -  Silva, Rosa Rita
AU  -  Montesarchio, Vincenzo
AU  -  Cavanna, Luigi
AU  -  per conto di Cipomo
T1  -  Cosa pensano i pazienti oncologici circa le cure di prossimità. 
Risultato della survey del Cipomo
PY  -  2024
Y1  -  2024-05-01
DO  -  10.1701/4262.42402
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  115
IS  -  5
SP  -  232
EP  -  237
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/06/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4262.42402
N2  -  Introduzione. Il DM 77 promuove la deospedalizzazione per i pazienti cronici e definisce a tal fine le strutture sanitarie extraospedaliere. Non è mai stato indagato quanto i pazienti oncologici conoscano e come giudichino questo decreto legge. Materiali e metodi. Il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) ha svolto un’indagine con i pazienti oncologici negli ospedali pubblici per indagare il gradimento del DM 77. Risultati. Sono state ottenute risposte anonime da 1.443 pazienti. L’età media è di 64 anni, il 42% è maschio, il 21% vive da solo, il 70% ha un compagno, il 19% pensa che la chemioterapia orale possa essere gestita fuori dell’ospedale, il 26,68% ha effettuato il follow-up (FU), il 19,15% la terapia parenterale, il 32,16% gli esami di base. La casa è preferita dal 21,8%, una struttura sanitaria vicino casa dal 36,3%, l’ospedale dal 37,54%. Il 59,67% vorrebbe il FU in ospedale dal proprio oncologo personale, il 5,47% dal medico di medicina generale, il 35,41 da entrambi insieme e il 9,45% dall’oncologo fuori dall’ospedale. Alla domanda su cosa potrebbe provare a essere seguito fuori dall’ospedale, il 29,94% dice di sentire di non essere curato al meglio, il 12,68% di non poter più essere visitato in ospedale, il 5,27% di essere abbandonato, il 30,7% di essere più libero e il 10,88% di sentirsi meno male. Per quanto riguarda l’utilizzo di nuovi strumenti tecnici per favorire la deospedalizzazione, il 44,15% ha risposto sì, il 15,88% no e il 30,07% non sa. Circa la distanza o il tempo di viaggio da casa al punto di somministrazione della terapia, il 20,26% ha risposto che non dovrebbe essere superiore a 15 km o 30 minuti, il 9,91% non più di 30 km o 45 min, il 5,47% non più di 50 km o 60 min; il 39,5% afferma che la distanza non conta, ma solo la continuità delle cure. L’ultima domanda riguardava i disagi per recarsi in ospedale per la terapia: il 40,81% ha risposto i tempi di attesa, il 20,47% la mancanza di parcheggio, il 17,02% la rotazione dei medici, il 12,76% i tempi di viaggio e il 5,62% la burocrazia. Conclusioni. Le risposte dei pazienti suggeriscono che la deospedalizzazione potrebbe migliorare la loro qualità di vita, ma a condizione di poter mantenere uno stretto rapporto con l’oncologo di riferimento.
ER  -   
