TY  -  JOUR
AU  -  Libianchi, Sandro
AU  -  Giordano, Assunta
AU  -  Scuderi, Giuseppe
AU  -  Falconi, Emanuela
AU  -  Vagnozzi, Ornella
AU  -  Giustiniani, Anna Luisa
AU  -  Milani, Sandra
AU  -  Felici, Francesca Benedetta
AU  -  Marino, Davide
T1  -  Diritto al cibo e alla salute negli istituti penitenziari: 
la gestione del Ramadan per le persone migranti detenute
PY  -  2025
Y1  -  2025-12-01
DO  -  10.1701/4619.46278
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  116
IS  -  12
SP  -  707
EP  -  710
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/29
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4619.46278
N2  -  Lo stato di salute e l’alimentazione sono fattori chiave per il benessere generale delle persone detenute, che rappresentano una popolazione vulnerabile. Il carcere è un microcosmo in cui il diritto alla salute e al cibo non possono essere lasciati al caso, poiché i detenuti dipendono interamente dalle istituzioni per la loro cura e nutrizione. La specificità culturale delle persone immigrate porta con sé esigenze particolari, tra cui il rispetto delle prescrizioni nell’alimentazione durante il periodo del Ramadan per i detenuti di fede islamica, che solleva questioni rilevanti in ambito sanitario e alimentare. Il digiuno prolungato può avere implicazioni critiche per persone affette da patologie come il diabete mellito, richiedendo l’uso di farmaci a rilascio prolungato (long-lasting) per garantire la continuità terapeutica. Inoltre, l’adeguatezza del cibo in termini di tipologia, orari di somministrazione e ritualità costituisce un aspetto centrale del diritto alla salute e alla diversità culturale, essendo il cibo intriso di significati simbolici. Lo Stato, in quanto responsabile della tutela delle persone detenute, dovrebbe garantire un’alimentazione che rispetti principi nutrizionali adeguati e, al contempo, riconosca le specificità culturali. Il cibo, oltre a essere un bisogno primario, è anche un elemento identitario e psicologico: negarne l’adeguatezza può avere effetti negativi sul benessere psico-fisico, contribuendo a fenomeni di autolesionismo e, nei casi più gravi, ai suicidi, che purtroppo risultano in aumento nelle carceri italiane. Un sistema alimentare più attento e inclusivo può quindi non solo migliorare la salute dei detenuti, ma anche favorire una maggiore stabilità emotiva e sociale all’interno degli istituti.
ER  -   
