TY  -  JOUR
AU  -  Collino, Francesca
AU  -  Ferruzzi, Greta
AU  -  Mossetti, Edoardo
AU  -  Merlo, Fabio
AU  -  Berardino, Maurizio
T1  -  Approccio integrato alla nutrizione enterale e parenterale in terapia intensiva: un caso clinico
PY  -  2025
Y1  -  2025-12-01
DO  -  10.1701/4619.46289
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  116
IS  -  12
SP  -  75
EP  -  80
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/05/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4619.46289
N2  -  La nutrizione parenterale (NP), sviluppata dagli anni ’60 con i lavori pionieristici di Dudrick, rappresenta oggi un’opzione terapeutica sicura sia come supporto esclusivo sia in integrazione alla nutrizione enterale (NE). Nei pazienti critici, il rischio di malnutrizione è elevato a causa di profonde alterazioni metaboliche e la terapia nutrizionale deve essere modulata in base alla fase di malattia, evitando sia l’overfeeding che l’underfeeding. Presentiamo il caso di un adolescente politraumatizzato ricoverato in terapia intensiva dopo un grave incidente motociclistico. Dopo una fase iniziale di stabilizzazione, è stata avviata la NE precoce, incrementata fino al 75% del fabbisogno calorico stimato. L’insorgenza di intolleranza (vomito e ristagno gastrico - RG) associata ad alterazioni degli indici di colestasi e citolisi epatica ha reso necessario ridurre la NE e considerare strategie alternative. In assenza di miglioramento, si è optato per l’avvio di una nutrizione parenterale supplementare (NPS), con miscela iperproteica, modulazione prudenziale dei lipidi e supplementazione quotidiana di micronutrienti. La NE è stata comunque mantenuta a basso dosaggio con finalità trofica. Con il progressivo recupero clinico, la riduzione del RG, la canalizzazione intestinale, la NE è stata aumentata fino a raggiungere il fabbisogno calorico, consentendo la sospensione della NPS e la successiva transizione all’alimentazione orale. Questo caso sottolinea come, in terapia intensiva, NE e NP non vadano considerate alternative gerarchiche ma strumenti complementari, da modulare in modo personalizzato e multidisciplinare. Una gestione mirata consente di garantire un adeguato apporto nutrizionale, prevenire complicanze e migliorare gli esiti clinici nei pazienti critici.
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