TY  -  JOUR
AU  -  Ghizzardi, Greta
AU  -  Marson, Rita
AU  -  Vanzi, Valentina
AU  -  Guarda, Michela
AU  -  Fortini, Gianpaolo
AU  -  Castiello, Gianluca
T1  -  Lesioni cutanee di fine vita (end-stage skin failure): 
un paradigma clinico in evoluzione tra wound care e cure palliative
PY  -  2026
Y1  -  2026-03-01
DO  -  10.1701/4669.46825
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  117
IS  -  3
SP  -  118
EP  -  120
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4669.46825
N2  -  Negli ultimi dieci anni il concetto di “skin failure” ha ricevuto crescente attenzione internazionale, includendo definizioni quali “terminal ulcers”, “Skin Changes at Life’s End” (SCALE) e “unavoidable pressure injuries”. In assenza di una traduzione italiana condivisa, in questo articolo adottiamo l’espressione “lesioni cutanee di fine vita” per descrivere l’end-stage skin failure, mantenendo anche il termine internazionale per coerenza con la letteratura. Il paradigma emergente riconosce la cute come un organo che, in condizioni di deterioramento fisiologico globale, può andare incontro a insufficienza terminale, soprattutto nelle ultime settimane o negli ultimi giorni di vita, ma anche in contesti per acuti ad alta complessità. Le lesioni cutanee di fine vita si caratterizzano spesso per un’insorgenza improvvisa, una rapida evoluzione, margini irregolari, una colorazione violacea o una necrosi precoce e una scarsa risposta ai trattamenti convenzionali, anche in presenza di strategie preventive appropriate. Distinguere tra lesioni evitabili e lesioni espressione di collasso multisistemico non prevenibile è cruciale sia per la pratica clinica sia per le implicazioni medico-legali e organizzative, in un contesto in cui la terminologia e i criteri operativi risultano ancora eterogenei, e l’assenza di una codifica specifica limita la sorveglianza epidemiologica e la qualità della documentazione. Sul piano assistenziale, l’approccio deve orientarsi al comfort, alla proporzionalità e alla riduzione del burden: protezione della cute residua, controllo del dolore, degli essudati e dell’odore, e rivalutazione critica di interventi invasivi non coerenti con gli obiettivi di cura. In risposta a questi bisogni, l’Associazione italiana per lo studio delle lesioni cutanee (AISLeC) e la Società italiana di cure palliative (Sicp) hanno avviato una collaborazione per sviluppare Raccomandazioni di buona pratica clinico-assistenziale, promuovendo una terminologia condivisa, percorsi integrati tra wound care e cure palliative e supporto educativo ai caregiver per decisioni realmente centrate sulla dignità e sulla qualità di vita.
ER  -   
