TY  -  JOUR
AU  -  Tenace, Denise
AU  -  Boccini, Alda
AU  -  Perniola, Michele
AU  -  Cigni, Simone
AU  -  Lisi, Rodolfo
T1  -  La rigidità dell’età: lo stretching può migliorare autonomia e funzione nell’anziano?
PY  -  2026
Y1  -  2026-10-01
DO  -  10.1701/4781.48064
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  117
IS  -  10
SP  -  438
EP  -  444
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/10/06
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/4781.48064
N2  -  Introduzione. L’invecchiamento si associa a progressive modificazioni dell’apparato locomotore che contribuiscono alla riduzione della mobilità articolare, della flessibilità e della funzione motoria. Tali alterazioni possono compromettere l’autonomia della persona anziana, favorendo dolore muscolo-scheletrico, limitazioni funzionali e rischio di cadute. In questo contesto, lo stretching rappresenta una pratica frequentemente utilizzata nell’ambito dell’attività fisica adattata e dei programmi riabilitativi. Obiettivo. Analizzare criticamente le principali evidenze disponibili sull’utilità dello stretching nella popolazione anziana, con particolare attenzione agli effetti su mobilità articolare, funzione fisica, dolore e autonomia funzionale. Metodi. È stata condotta una rassegna narrativa della letteratura mediante consultazione delle banche dati PubMed/MEDLINE, Scopus e Cochrane Library. Sono stati privilegiati linee guida, revisioni sistematiche, meta-analisi e documenti di consenso, integrati da studi clinici rilevanti sugli effetti dello stretching nella popolazione anziana. Particolare attenzione è stata riservata agli studi riguardanti lo stretching statico, quello dinamico e la facilitazione neuromuscolare propriocettiva, con particolare riguardo agli aspetti clinicamente e funzionalmente rilevanti. Risultati. Le evidenze disponibili mostrano benefici relativamente consistenti dello stretching sul miglioramento del range di movimento articolare e della flessibilità. Alcuni studi riportano effetti favorevoli anche sulla percezione della rigidità, sul dolore muscolo-scheletrico e su specifici aspetti della funzione motoria. Tuttavia, i risultati relativi al miglioramento della performance funzionale globale, dell’equilibrio e della prevenzione delle cadute risultano meno uniformi. Conclusioni. Lo stretching non sembra configurarsi come intervento autosufficiente nel mantenimento della funzione fisica dell’anziano, ma può rappresentare uno strumento complementare all’interno di programmi multicomponente di esercizio fisico. La sua utilità clinica appare maggiore quando l’obiettivo è migliorare mobilità articolare, percezione di rigidità e qualità del movimento, soprattutto nei soggetti con ridotta mobilità o limitazioni funzionali iniziali.
ER  -   
