TY  -  JOUR
AU  -  Mangoni, Emanuele Durante
AU  -  Utili, Riccardo
T1  -  Endocardite infettiva nell’anziano: nuovi aspetti epidemiologici e clinici
PY  -  2009
Y1  -  2009-06-01
DO  -  10.1701/436.5143
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  100
IS  -  6
SP  -  307
EP  -  310
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/03/15
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/436.5143
N2  -  Nel corso degli ultimi decenni, l’età di massima incidenza dell’endocardite infettiva (EI) è passata da 40 a circa 70 anni. Gli anziani presentano un rischio di EI cinque volte maggiore della popolazione generale di età adulta. Alla base di questo fenomeno sono l’elevata prevalenza di valvulopatie degenerative e l’aumentato ricorso a procedure invasive ed all’impianto di dispositivi protesici. Nell’anziano, l’esordio dell’EI può essere insidioso, spesso mascherato da una o più patologie concomitanti, quali neoplasie, diabete e insufficienza cronica multiorgano, per cui la diagnosi può essere ritardata. Il patogeno più comune è lo Stafilococco aureo, molto spesso meticillino-resistente, seguito dallo Streptococco bovis e dagli enterococchi. Le manifestazioni vascolari/immunologiche e gli eventi embolici sono meno frequenti nell’anziano, probabilmente a causa di una attenuata risposta infiammatoria e di un più largo uso di farmaci antiaggreganti ed anticoagulanti. A causa della ridotta eliminazione renale, gli antibiotici devono essere dosati con molta cautela negli anziani con EI. La terapia chirurgica viene invece praticata in un minor numero di casi a causa delle scadute condizioni cliniche preoperatorie. Ambedue questi fattori sottendono l’elevato tasso di mortalità, che nell’anziano con EI risulta essere doppio rispetto a quello di pazienti più giovani. L’età ≥65 anni è risultata quale predittore indipendente di mortalità per EI. In questo ampio sottogruppo di pazienti con EI la profilassi primaria risiede soprattutto nella prevenzione dell’acquisizione nosocomiale.
ER  -   
