TY  -  JOUR
AU  -  Raimondi, Cristina
AU  -  Danova, Marco
AU  -  Chatzileontiadou, Sofia
AU  -  Palmeri, Laura
AU  -  Vercelli, Alessandro
AU  -  Palmeri, Sergio
T1  -  Ruolo dei trattamenti loco-regionali nelle pazienti con metastasi epatiche da carcinoma della mammella
PY  -  2009
Y1  -  2009-09-01
DO  -  10.1701/450.5317
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  100
IS  -  9
SP  -  424
EP  -  433
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/04/23
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/450.5317
N2  -  Le metastasi epatiche sono presenti in circa il 18% dei casi di carcinoma della mammella: sebbene alcune pazienti abbiano una sopravvivenza superiore ai 25 mesi, la sopravvivenza mediana dopo la ormono- o chemioterapia è di 6-14 mesi. Negli ultimi anni, nuovi regimi di chemioterapia e le terapie molecolari mirate hanno dato ragione agli oncologi di credere che la malattia metastatica possa essere eradicata, o almeno controllata per lunghi periodi di tempo. Allo scopo di migliorare la sopravvivenza, è stato dato valore ai trattamenti loco-regionali come la resezione epatica (HR) e l’ablazione a radio-frequenza (RFA), che sono stati associati con risultati migliori in pazienti selezionate. Questa rassegna valuta il ruolo e l’efficacia di due approcci loco-regionali in una prospettiva multidisciplinare nel trattamento delle metastasi – singole o multiple, limitate al fegato – da carcinoma della mammella. Sono stati valutati l’impiego e l’effetto della resezione epatica e dell’ablazione a radiofrequenza sulla scorta dei dati disponibili in letteratura, allo scopo di determinare il loro impatto sui risultati di sopravvivenza. Essi suggeriscono che i trattamenti loco-regionali dovrebbero fornire un beneficio significativo in un gruppo selezionato di donne con metastasi epatiche da carcinoma della mammella, ma il ruolo di questi trattamenti locali nel trattamento multimodale delle metastasi epatiche rimane controverso. Può essere detto, in generale, che i trattamenti loco-regionali possono migliorare la sopravvivenza globale, con nessuna mortalità e meno del 20% di morbilità in pazienti a basso rischio chirurgico; in genere, essi dovrebbero essere considerati trattamenti cito-riduttivi, e come tali, necessitano sempre di essere integrati con le terapie sistemiche.
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