TY  -  JOUR
AU  -  Belluzzi, Fabio
AU  -  Sernesi, Laura
AU  -  Centola, Marco
AU  -  Perlini, Stefano
T1  -  Il ruolo degli ACE-inibitori nella prevenzione delle recidive di fibrillazione atriale isolata in pazienti normotesi
PY  -  2009
Y1  -  2009-11-01
DO  -  10.1701/459.5413
JO  -  Recenti Progressi in Medicina
JA  -  Recenti Prog Med
VL  -  100
IS  -  11
SP  -  508
EP  -  511
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1840
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1701/459.5413
N2  -  La fibrillazione atriale (FA) rappresenta l’aritmia cardiaca più frequente ed un rilevante problema sanitario, in considerazione delle elevate percentuali di mortalità e morbilità ad essa legate. La FA riconosce molteplici cause di innesco: la più diffusa, nel mondo occidentale, è l’ipertensione arteriosa. L’aumento dei valori pressori determina  modificazioni emodinamiche che hanno effetto diretto sulla funzione e sulla struttura del ventricolo e dell’atrio sinistro. Il sistema renina angiotensina aldosterone (RAAS) svolge un ruolo importante nella regolazione del volume ematico circolante e delle resistenze vascolari sistemiche. Studi recenti hanno dimostrato che il RAAS ha, inoltre, effetti favorevoli nel modulare la contrattilità e le caratteristiche anatomiche del ventricolo e dell’atrio sinistro. Ricerche sperimentali e cliniche hanno evidenziato che gli ACE-inibitori e i bloccanti dei recettori dell’angiotensina II sono efficaci nel prevenire la fibrillazione atriale nei pazienti con ipertensione arteriosa e/o altre cardiopatie. In una recente indagine abbiamo dimostrato l’efficacia del ramipril nel prevenire le recidive di FA nei pazienti con FA isolata (fibrillazione atriale in assenza di segni clinici e ecocardiografici indicativi di malattie cardiache, polmonari o endocrine), indipendentemente dall’effetto sull’anatomia cardiaca documentabile con l’ecocardiografia colorDoppler. In questo articolo discutiamo 1) il ruolo del ramipril nel prevenire le recidive di FA nei pazienti con FA isolata; 2) analizziamo i potenziali meccanismi di azione di questo farmaco; 3) valutiamo la possibilità di considerare la FA isolata come un marker di un danno d’organo subclinico in soggetti con valori pressori 130-139 mmHg (pre-ipertensione secondo la classificazione del JNC-7 Report; e/o valori pressori normali alti in quella delle linee guida ESC/ESH 2007).
ER  -   
