Quando il tumore cambia volto: la re-biopsia come chiave di volta terapeutica nel tumore mammario metastatico
Il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) rappresenta circa il 10-15% di tutte le diagnosi di tumore al seno. Il trattamento di questa neoplasia ha da sempre rappresentato una grande sfida, sia per la sua biologia particolarmente aggressiva sia per l’assenza di valide opzioni terapeutiche, derivante dall’assenza di bersagli molecolari, fattori fortemente impattanti sulla prognosi. Negli ultimi anni la storia naturale di questo tumore è stata rivoluzionata dall’introduzione nell’armamentario terapeutico di nuovi farmaci come immunoterapia, PARP inibitori e anticorpi farmaco coniugati (ADC). Il caso descritto racconta la storia di una donna che ha esordito con tumore mammario luminale, virato poi verso un fenotipo triplo negativo. La paziente, una donna di 75 anni, a gennaio 2020 è stata sottoposta a mastectomia + dissezione ascellare per un CDI multifocale pT2(m)N1M0, luminal B-like (ER: 95%, PgR: 0%, Ki67: 42%, HER2: 0). Successivamente ha ricevuto 4 cicli di chemioterapia adiuvante con TC (docetaxel + ciclofosfamide) e al termine ha avviato ormonoterapia con letrozolo. A distanza di circa due anni, la paziente sviluppa una recidiva cutanea. Nonostante il mantenimento del fenotipo luminale (seppure con ridotta espressione ormonale), i trattamenti con fulvestrant e abemaciclib prima, e capecitabina poi, hanno un’efficacia limitata. Un passaggio cruciale è avvenuto nel marzo 2023: a fronte di una progressione locale del tumore, una nuova biopsia documenta il viraggio a un fenotipo triplo negativo. La paziente viene candidata a sacituzumab govitecan, ottenendo un lungo controllo di malattia con una PFS di circa 14 mesi, la più lunga nell’intero percorso metastatico. Seguono ulteriori linee di chemioterapia con adriamicina, paclitaxel (risposta metabolica completa, sospeso per neuropatia), gemcitabina (migliore risposta: stabilità di malattia) e infine eribulina, tuttora in corso. Questo caso sottolinea la necessità di ricaratterizzazione del tumore alla recidiva o in presenza di rapida progressione, al fine di poter offrire alle pazienti il trattamento più adeguato al contesto biologico di quello specifico momento del percorso di cura.