Paziente con recidiva ossea triplo negativa di carcinoma mammario lobulare esordito come malattia HR /HER2-: controllo duraturo di malattia con sacituzumab govitecan in seconda linea
Viene descritto il caso clinico di una paziente postmenopausa inizialmente sottoposta a quadrantectomia destra per un carcinoma mammario lobulare stadio pT1c (m) pN0 (sn 0/2), con bioprofilo: ER 100%, PgR 0%, Ki-67 15%, HER2 non amplificato. Seguivano radioterapia complementare e terapia endocrina adiuvante con anastrozolo per 7 anni. A quasi 3 anni dal termine della terapia endocrina si manifestava recidiva di malattia al femore destro per cui eseguiva biopsia ossea che rivelava la presenza di metastasi da carcinoma mammario lobulare con bioprofilo triplo-negativo. A seguire, per frattura patologica del femore, la paziente si sottoponeva a intervento di osteosintesi con chiodo endomidollare. La stadiazione eseguita con TC total-body (TC TB) non mostrava ulteriori lesioni secondarie, tuttavia la risonanza magnetica wholebody (RM-WB) richiesta a completamento di stadiazione evidenziava la presenza di altre metastasi ossee. In considerazione della negatività di PD-L1, BRCA wild type, del carico di malattia e delle condizioni cliniche (ECOG 2), la paziente iniziava una prima linea di trattamento con nabpalcitaxel in associazione a denosumab 120 mg 1 fl sottocute ogni 28 giorni. Alla seconda rivalutazione di malattia (dopo circa 6 mesi), la TC TB mostrava stabilità di malattia, mentre la RM-WB mostrava progressione ossea. Si sospendeva pertanto nab-paclitaxel a favore di una seconda linea di terapia con sacituzumab govitecan associato a G-CSF di profilassi alla luce degli episodi di neutropenia registrati durante il precedente trattamento chemioterapico e delle condizioni cliniche (ECOG 2). Alla prima rivalutazione di malattia effettuata dopo 3 mesi di trattamento, si evidenziava controllo della malattia sia alla TC TB sia alla RM-WB; quest’ultima mostrava tuttavia progressione di una singola lesione ossea a livello di L4. La paziente veniva sottoposta a radioterapia stereotassica della suddetta lesione e veniva candidata a proseguire con sacituzumab govitecan alla medesima dose. Dopo circa 10 mesi di trattamento la paziente prosegue ancora sacituzumab govitecan con buona tolleranza e gli esami strumentali testimoniano una stabilità di malattia.