Riassunto. Il caso clinico descritto riguarda una paziente di 68 anni affetta da carcinoma mammario lobulare pleomorfo HR /HER2- metastatico, con insufficienza renale cronica severa e sottoposta a multiple linee di trattamento oncologico. Alla diagnosi, nel settembre 2021, la malattia si presentava già in fase metastatica con interessamento osseo, linfonodale e pleurico. Nel corso della storia clinica, la paziente ha ricevuto multiple linee terapeutiche, tra cui terapia endocrina associata a inibitori di CDK4/6, chemioterapia e terapie a bersaglio molecolare, con successive progressioni di malattia multiorgano. Il decorso è stato ulteriormente complicato dalla persistenza dell’insufficienza renale severa, che ha richiesto nel tempo procedure di derivazione urinaria, eseguite prima dell’inizio del trattamento con sacituzumab govitecan. Nel novembre 2025 si osservava una progressione multiorgano e peggioramento delle condizioni cliniche generali (ECOG 2), comparsa di ascite, edemi declivi, dispnea e inappetenza. Dopo valutazione multidisciplinare, nel dicembre 2025 veniva avviato un trattamento con sacituzumab govitecan a dose piena (10 mg/kg), associando profilassi primaria con filgrastim. Durante il primo ciclo si verificava un peggioramento della funzionalità renale associato a tossicità di grado 2, che determinava sospensione della somministrazione al giorno 8. Alla ripresa del trattamento, veniva effettuata una riduzione posologica a 7,5 mg/kg, con successiva buona tollerabilità, stabilizzazione della funzione renale e beneficio clinico. Alla rivalutazione eseguita a marzo 2026 si è documentata una risposta parziale di malattia. Attualmente, la paziente prosegue il trattamento con una buona tollerabilità complessiva. Il caso evidenzia la fattibilità e l’efficacia di un approccio terapeutico personalizzato con sacituzumab govitecan anche in pazienti fragili con insufficienza renale severa e carcinoma lobulare, popolazioni non adeguatamente rappresentate nei trial clinici.