Riassunto. Il presente articolo descrive il caso di una donna di 65 anni sottoposta nel 2010 a mastectomia radicale destra per carcinoma duttale infiltrante G3. Caratteri biologici di malattia: ER=95% PgR=18% ki67= 25% HER2= 0. Stadio pT2(30 mm)pN1(2/10)M0. Seguivano chemioterapia adiuvante e terapia ormonale. A marzo 2021 una TC T/A mostrava una sospetta recidiva mammaria destra e linfonodale ascellare; la biopsia confermava il fenotipo luminal B HER2-. Verificata l’inoperabilità, iniziava trattamento con inibitore delle cicline (CDK4/6i) e letrozolo. Dopo circa un anno la paziente si sottoponeva a trattamento radioterapico palliativo in sede ascellare. Per ulteriore progressione cutanea e linfonodale, a luglio 2023 la paziente iniziava everolimus ed exemestane. Tale terapia veniva mantenuta solo per tre mesi, perché una nuova rivalutazione TC mostrava una progressione cutanea, sottocutanea e linfonodale ascellare di malattia. La paziente iniziava quindi trattamento chemioterapico con capecitabina e vinorelbina. I successivi esami radiologici mostravano progressione di malattia per lo più in sede ascellare destra, rivelando un tessuto neoformato che, ostruendo il drenaggio linfatico, determinava una condizione di elefantiasi dell’arto superiore. Si associavano multipli noduli cutanei che interessavano l’emitorace di destra. La paziente indossava un manicotto contenitivo per limitare l’edema e si candidava a ulteriori linee chemioterapiche, senza nessun miglioramento della clinica e con successive progressioni strumentali epatiche e ossee. A marzo 2025 iniziava terapia di quinta linea con sacituzumab govitecan (SG): dopo il primo ciclo l’obiettività clinica evidenziava una remissione parziale delle nodularità sottocutanee e del tessuto neoformato a livello dell’ascella di destra, portando la paziente a eliminare il manicotto. L’estensione del SG alle pazienti luminal ha rappresentato una possibilità per questa donna, in uno scenario povero di valide alternative.