Prolungato controllo di malattia con sacituzumab govitecan in paziente affetta da carcinoma mammario metastatico HR /HER2- endocrino-resistente con alto carico di malattia e scarso beneficio dalla chemioterapia standard
Riassunto.Il trattamento del carcinoma mammario metastatico HR /HER2- dopo progressione a terapia endocrina e CDK4/6-inibitore richiede una valutazione integrata della biologia tumorale, di tempistiche e sede di progressione, delle comorbilità e del sequenziamento terapeutico. Descriviamo il caso di una paziente di 75 anni, con ipertensione arteriosa, ipotiroidismo, pregressa infezione da HBV e linfedema cronico dell’arto superiore destro, affetta da carcinoma mammario metastatico HR /HER2-. Alla ripresa di malattia, la biopsia documentava carcinoma mammario ER 98%, PgR 80%, HER2 0, Ki-67 20%, BRCA1/2 wild type e assenza di alterazioni actionable di PIK3CA/ AKT/PTEN. La paziente riceveva in prima linea un trattamento in studio clinico con palbociclib associato a terapia endocrina, con progressione dopo circa 6 mesi, prevalentemente viscerale. Il quadro veniva interpretato come una endocrino-resistenza primaria e resistenza precoce a CDK4/6-inibitore. Seguivano capecitabina, con stabilità alla prima rivalutazione ma progressione dopo circa 6 mesi, e paclitaxel settimanale, sospeso per ulteriore progressione radiologica, in particolare a livello peritoneale. Nel marzo 2024, in presenza di sintomi addominali, calo ponderale ed ECOG PS 1, veniva avviato sacituzumab govitecan. Dopo la prima somministrazione si osservava rash cutaneo diffuso di grado 3, gestito con sospensione temporanea, terapia corticosteroidea e ripresa del trattamento con riduzione di dose a 7,5 mg/kg. La paziente otteneva risposta clinicoradiologica rilevante, soprattutto sulla componente addominale- peritoneale, con risoluzione dei sintomi, recupero di ECOG PS 0 e controllo di malattia a lungo termine, superiore a 24 mesi. Il caso evidenzia il ruolo di sacituzumab govitecan in pazienti HR /HER2- pretrattate, rapidamente endocrino-resistenti e con scarso beneficio dalle linee chemioterapiche convenzionali, sottolineando il valore della gestione proattiva della tossicità per preservare continuità terapeutica e beneficio clinico.