Riassunto. Esponiamo il caso clinico di una donna la cui malattia esordisce nel 2021 con metastasi linfonodali da carcinoma della mammella triplo negativo (TNBC) occulto. Si imposta un trattamento con chemioterapia neoadiuvante a base di antracicline seguita da taxani. Dopo 6 mesi si esegue intervento chirurgico di linfoadenectomia ascellare con residuo di malattia su 1 dei 14 linfonodi asportati. Viene quindi posta indicazione a trattamento adiuvante con radioterapia su mammella omolaterale e stazioni linfonodali e chemioterapia con capecitabina per 8 cicli. A soli 3 mesi dal completamento del trattamento adiuvante gli esami radiologici mostravano localizzazioni secondarie polmonari bilaterali e linfoadenopatie mediastiniche. La determinazione del PD-L1 in immunoistochimica mostrava una espressione >50%. Si avviava quindi trattamento chemioterapico di prima linea all’interno di un trial clinico comprendente carboplatino-nabpaclitaxel e atezolizumab. A sei mesi dall’avvio della chemio-immunoterapia, dopo un’iniziale remissione parziale la paziente andava in progressione polmonare. Avviava quindi trattamento di seconda linea con sacituzumab govitecan (SG) con progressiva riduzione dimensionale delle note lesioni secondarie fino alla persistenza di una unica metastasi polmonare. Dopo 22 mesi di trattamento con SG eseguiva resezione chirurgica della lesione polmonare che si confermerà essere una metastasi da TNBC. A 32 mesi dall’avvio la paziente prosegue ancora il trattamento con SG di cui ha eseguito 35 cicli. La dose è stata ridotta al 75% dopo il secondo ciclo per astenia intensa ma è stata successivamente ben tollerata e non ha mai richiesto l’uso di fattori di crescita granulocitari. Il caso dimostra l’ottima tolleranza ma soprattutto l’eccezionale e duratura risposta ottenuta con SG in una malattia con caratteristiche prognostiche particolarmente sfavorevoli quali la mancata risposta patologica completa e la ricaduta precoce post-terapia neo-adiuvante.