L’emergenza climatica danneggia la salute?

Una prima domanda: ma davvero le temperature stanno aumentando?

Vediamo i numeri: l’estate dell’anno che si è appena concluso, il 2022, non ha portato buone notizie dal punto di vista del clima. L’incremento delle temperature è stato di 1,3 °C sopra della media 1991-2020, superando di 0,4 °C la temperatura dell’estate del 2021: la stagione più calda mai registrata in Europa1. E nel contesto europeo l’Italia non fa eccezione: i dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr parlano di una temperatura massima di +2,3 °C rispetto alla media climatica estiva, seconda solo all’estate del 2003. Il primo giorno tropicale dell’anno con una temperatura massima di 30 °C è arrivato a metà maggio, circa un mese prima del solito2.




Restando sul tema delle cosiddette “ondate di calore”, fanno realmente male alla salute?

È un’evidenza che da diversi anni ha suggerito, anche al Ministero della salute italiano, di condurre campagne di informazione rivolte soprattutto ai gruppi di persone più fragili, come gli anziani e chi soffre di malattie cardiovascolari. Di nuovo chiedendo aiuto ai dati raccolti a livello italiano, vediamo come ci sia stato un incremento significativo della mortalità nella popolazione con più di 65 anni complessivamente del 15 per cento (5583 decessi in eccesso) per il periodo estivo nelle 49 aree urbane medio-grandi del Nord, Centro e Sud Italia incluse nella sorveglianza1. «L’analisi della mortalità per mese ha evidenziato eccessi maggiori a luglio e agosto in concomitanza con i giorni di ondata di calore tra metà luglio fino a fine mese e nella prima settimana di agosto. Tra le città incluse nel monitoraggio l’impatto maggiore è stato registrato nella popolazione molto anziana over 85 con un eccesso di mortalità del 21 per cento rispetto all’atteso»3. Ovviamente non è un problema solo italiano: anzi, la situazione è praticamente la stessa in qualunque nazione sottoposta a monitoraggio4. Inoltre, come fa notare l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), non sono solo le persone più anziane e cardiopatiche a subire le peggiori conseguenze di salute per l’emergenza climatica…

Realmente dottore? Chi rischia di più secondo l’Oms?

Oltre gli anziani e chi soffre di malattie cardiovascolari o respiratorie, anche i bambini, le donne in gravidanza e i poveri, per esempio chi non ha un’abitazione e sopravvive in condizioni di disagio5. Dobbiamo tenere presente che nelle persone che vivono in condizioni di marginalità sociale e di povertà i fenomeni di caldo o di freddo estremo, come anche precipitazioni fuori dalla norma, possono aggravare notevolmente il disagio fino a indurre o a peggiorare condizioni di disagio psichico. Sappiamo, infatti, che la povertà economica – in altre parole, poter contare su un reddito modesto – è una condizione che favorisce ansia o depressione e caldo o freddo estremi possono aggravare la sensazione individuale di vulnerabilità e di precarietà per sé o per la propria famiglia.




Intende dire che chi soffre di ansia o depressione è più vulnerabile al cambiamento climatico?

In certa misura è così. Gli eventi meteorologici estremi derivanti dai cambiamenti climatici – spiegano gli esperti dell’Oms – possono aggravare anche i rischi per la salute mentale, con un impatto sulla qualità della vita degli individui colpiti e con una possibile compromissione della vita sociale e lavorativa6. Consideriamo inoltre – e ne ha scritto di recente Stefano Zanni, del Dipartimento di epidemiologia del Lazio – che «nelle persone con disturbi mentali, in genere vi è una minore percezione dei rischi, e in particolare nei pazienti con demenze questo è aggravato dall’età avanzata e dalla frequente concomitanza di altre malattie»7. Lo stress fisico dovuto al caldo può accentuare disturbi d’ansia, come anche l’irritabilità o l’aggressività.

Infine, sempre l’Oms raccomanda particolare cautela da parte di chi pratica sport e protezione dei lavoratori, perché l’incremento della temperatura media e della frequenza e intensità delle ondate di calore può determinare un aumento del rischio di infortunio sul lavoro8. Un’analisi condotta in Italia che ha approfondito la correlazione fra infortuni e temperature all’aperto ha stimato che circa 5200 incidenti sul lavoro all’anno possano essere dovuti all’esposizione a caldo eccessivo9.

Questo per restare agli effetti del caldo sulla nostra vita quotidiana. C’è poi un ampio – e preoccupante – capitolo che riguarda il complessivo impatto a medio e lungo termine del cambiamento climatico sul nostro ecosistema, per esempio in termini di aumento di malattie portate da agenti patogeni con cui fino a poco tempo fa non dovevamo convivere alle nostre latitudini…




Dottore, siamo in tempo per contrastare l’emergenza-clima e invertire la rotta?

Sì, dobbiamo pensare di essere ancora in tempo: soprattutto se come cittadini decidessimo di dare ciascuno il proprio contributo. Molti medici e professionisti sanitari stanno impegnandosi in questa direzione, anche perché «il sistema salute, il sistema delle organizzazioni sanitarie contribuisce, in una parte che non è proprio piccola, al riscaldamento globale» ha spiegato Guido Giustetto riprendendo quanto discusso anche nel corso di un convegno recente della rete Slow Medicine italiana10. E il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino ha poi precisato in un video curato dalla FNOMCeO che «alcuni studi calcolano questo valore intorno al 4-4,5 per cento. Quindi l’insieme delle nostre attività genera anch’esso un aumento delle temperature»11. La conclusione è che anche la sanità può e deve contribuire alla tutela dell’ambiente, per esempio evitando esami non necessari: basti pensare che dieci esami del sangue inquinano come la percorrenza di 7 chilometri in automobile e – si tratta di dati ancora più allarmanti – «una macchina per la risonanza magnetica che lavori per un anno mediamente produce una quantità di CO2 corrispondente all’inquinamento prodotto da un’auto che viaggi per 500 mila chilometri»11. Dunque, l’appropriatezza nella diagnosi e nella terapia può anche contribuire al contenimento e, speriamo, al progressivo ridimensionamento dell’emergenza climatica.

Rebecca De Fiore

Bibliografia

1. De’ Donato F. Alla fine di un anno torrido. Recenti Prog Med 2022; Suppl. Forward 28: S15-6.

2. Climate monitoring for Italy. Isaac-Cnr. Disponibile su: https://bit.ly/3X6Qxsa [ultimo accesso 29 dicembre 2022].

3. Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Risultati dei Sistemi di allarme (Hhwws) e del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg) e degli accessi in pronto soccorso. Sintesi dei risultati estate 2022.

4. Brimicombe C. Four surprinsing ways climate change is affecting people’s health in England and Wales. The Conversation 2022; 21 gennaio.

5. Organizzazione mondiale della sanità. Heat and health. 1° giugno 2018. Disponibile su: https://bit.ly/3ZH2re2 [ultimo accesso 29 dicembre 2022].

6. Organizzazione mondiale della sanità. Mental health and Climate Change: Policy Brief. 3 giugno 2022. Disponibile su: https://bit.ly/3W4V7FZ [ultimo accesso 29 dicembre 2022].

7. Zanni S. Quando il clima che cambia fa male alla salute mentale. Recenti Prog Med 2022; Suppl. Forward 28: S16.

8. Marinaccio A, Scortichini M, Gariazzo C, et al. Nationwide epidemiological study for estimating the effect of extreme outdoor temperature on occupational injuries in Italy. Environ Int 2019; 133: 105176.

9. Bonafede M, Marinaccio A, Morabito M. Quando il clima che cambia fa male alla salute dei lavoratori. Recenti Prog Med 2022; Suppl. Forward 28: S17.

10. I materiali del Convegno della rete “Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy”. Disponibile su: https://bit.ly/3GYuwpD [ultimo accesso 29 dicembre 2022].

11. FNOMCeO. Anche la salute inquina. 26 luglio 2022. Disponibile su: https://bit.ly/3GAHtVs [ultimo accesso 5 gennaio 2023].