“Un problema musicale. Lettere 1960-1979”

a cura di Domenico Ribatti




La casa editrice Adelphi ha avuto il merito di pubblicare tutta l’opera di Oliver Sacks. Ora, a distanza di dieci anni dalla sua scomparsa avvenuta quando aveva 82 anni, ne pubblica l’epistolario. Neurologo e scrittore di fama, Sacks è stato uno degli intellettuali più noti e influenti del Novecento. L’esplosione della sua notorietà è datata dal 1990, anno in cui uscì il film “Risvegli”, interpretato da Robin Williams e Robert De Niro, e liberamente ispirato all’omonimo libro. Confidando, come il grande Aleksandr Lurija, psicologo, medico e sociologo sovietico considerato il padre fondatore della neuropsicologia, in una visione della medicina come scienza romantica, Sacks rivendica la definizione della malattia che ha dato Novalis: “Ogni malattia è un problema musicale. Ogni cura è una soluzione musicale”, come recita il titolo di questo epistolario.

Le storie cliniche sono il centro del suo interesse letterario che si concentra non soltanto sulle descrizioni scientifiche delle patologie ma anche e soprattutto sull’esperienza personale dei pazienti. Per Sacks non è la guarigione che conta ma la capacità individuale di vivere con la propria malattia e di trasformarla in una parte positiva della propria personalità. Sacks ha riportato in primo piano l’uomo che c’è prima della malattia raccontando quanto è importante lavorare sulle abilità residue, mettendo in luce i dilemmi etici che solo le malattie che colpiscono il cervello sono in grado di sollevare.

Nei suoi casi affiora sempre la stessa domanda: cos’è che fa di noi esseri umani delle creature così uniche e che cosa accade quando perdiamo pezzi di questa nostra identità? A Sacks va il grande merito di aver studiato non solo il “testo” dei pazienti, ma anche il contesto, l’ambiente in cui vivono, e di avere diffuso, senza alterarle, queste narrazioni nella società, in modo da avvicinare qualsiasi individuo alla cultura della malattia, e di avere rispettato le straordinarie risorse introdotte da chi si trova in questa condizione. Sacks, che amava la chimica, e agli amici regalava per i compleanni campioni dell’elemento corrispondente ai loro anni, quando scoprì che il melanoma oculare che lo aveva colpito si era diffuso al fegato e che la prognosi era ormai infausta, fu comunque capace di gioire per il suo ottantesimo compleanno, all’insegna del mercurio, l’elemento corrispondente della tavola periodica di Mendeleev. «Non riesco a fingere di non avere paura, ma il sentimento predominante è gratitudine: sono stato un essere senziente su questo splendido pianeta, e ciò è stato un privilegio e un’avventura. Adesso conto sulla speranza di dissolvermi rapidamente. Finora ho sofferto poco e, quel che è più strano, non ho mai vissuto un attimo di abbattimento morale. Possiedo lo stesso ardore di sempre negli studi, la stessa allegria in compagnia. A ottanta anni i segni del declino sono fin troppo visibili, ma quando verrà il mio momento spero di poter morire lavorando».




Le pagine dell’epistolario iniziano con il suo arrivo in America da giovane, desideroso di affermarsi lontano dai confini dell’Inghilterra del dopoguerra, e ci accompagnano attraverso la sua carriera e la scoperta della sua voce di scrittore, il suo crescente interesse per le questioni relative alla vista e al cervello musicale; le sue numerose amicizie e scambi con colleghi scrittori, artisti e scienziati e la sua profonda gratitudine per tutte queste relazioni alla fine della sua vita.