“Basaglia oggi. Un pensiero necessario”

a cura di Domenico Ribatti




Per la cura di Giovanna Del Giudice, collaboratrice di Franco Basaglia e presidente della “Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo”, è stato pubblicato da Il Pensiero Scientifico Editore un volume collettaneo sull’attualità del pensiero di Basaglia. Basaglia è considerato il fondatore del concetto moderno di salute mentale e, ancora oggi, le sue teorie hanno un forte peso in ambito psichiatrico. Il suo approccio alla cura della malattia mentale, da lui stesso definito “fenomenologico ed esistenziale”, è in netta contrapposizione a quello positivistico della medicina tradizionale vigente all’epoca.

Nel suo libro intitolato “La maggioranza deviante” del 1969, Basaglia affermava che il deviante è colui che si trova al di fuori della norma, mantenuto all’interno dell’ideologia medica o di quella giudiziaria che riescono a contenerlo, spiegarlo e controllarlo. Lo psichiatra del manicomio aveva un doppio mandato professionale, di medico e tutore dell’ordine. Il rapporto di potere è intrinseco all’istituzione, all’interno della quale vengono definiti i ruoli e viene legittimato il tipo di relazioni tra essi. Voler distruggere l’ospedale significa mettere in discussione i ruoli e restituire ai pazienti il proprio potere. Significa dimostrare che il problema della follia è legato alla condizione umana e che la malattia è una contraddizione che si verifica in un contesto sociale, nella relazione tra noi e il corpo sociale. Basaglia vede quindi la malattia come un prodotto sociale, che si manifesta in interazione tra tutti i livelli di cui l’essere umano è composto. Basaglia rifiuta la segregazione come unico metodo di cura e di recupero del malato psichiatrico.

È a Trieste nel 1971, nell’Ospedale Psichiatrico di San Giovanni, un quartiere della città, che si radicalizza e si concretizza l’offensiva alla vecchia psichiatria e ai manicomi, intesi come istituzione totale. Secondo Basaglia l’istituzione, invece di svolgere una funzione curativa, aggravava ulteriormente la situazione del malato, privandolo totalmente delle proprie autonomie, della propria libertà e individualità, portandolo a un completo decadimento delle abilità sociali. La legge 180 determina la chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici in Italia e parallelamente l’obbligo di creare un sistema decentralizzato, ancorato nel territorio e nella comunità. Modifica le regole per il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) che ora può essere prescritto soltanto in casi eccezionali per una sola settimana e deve essere firmato dal sindaco. Un atto simbolico che sottolinea la necessità di assunzione del problema da parte della comunità.

La legge 180 provoca un cambiamento nella presa in carico degli utenti, che escono dalle strutture rigide e chiuse e vengono seguiti dai servizi del territorio, organizzati nel dipartimento di salute mentale, dove possono essere curati e sostenuti da un punto di vista biologico, psicologico e sociale.

Rendere visibili gli invisibili è stato un imperativo categorico per Basaglia, che scrive nelle “Conferenze brasiliane”: «Giorno dopo giorno, anno dopo anno, passo dopo passo, disperatamente trovammo la maniera di portare chi stava dentro fuori e chi stava fuori dentro».

Basaglia è morto nel 1980, di tumore cerebrale. La sua salma fu trasportata in gondola alla tomba di famiglia sull’isola di San Michele a Venezia. Aveva appena cinquantasei anni. Non ebbe il tempo di mettere in pratica la legge che ha preso il suo nome. I terreni dell’ex manicomio di Trieste oggi si sono trasformati in parco pubblico, con uno stupendo roseto. Quel sistema repressivo è stato abolito, e non per questioni economiche ma per motivi morali e politici, ma questo non elimina il rischio di nuove forme di esclusione, meno evidenti e più nascoste, ma con identici meccanismi di privazione dei diritti della persona.