L’esposizione prenatale a farmaci antiacidi non è associata a un aumentato rischio di disturbi neuropsichiatrici nei bambini

Prenatal exposure to antacid medications is not associated with an increased risk of neuropsychiatric disorders in children.

PETER K. Kurotschka1, DAVID SLAWSON2

1Department of General practice, University Hospital Würzburg, Germany; 2Department of Family medicine, Atrium Health, University of North Carolina at Charlotte, Usa.

La rubrica POEMs è a cura di Peter K. Kurotschka (Department of General Practice, University Hospital Würzburg, Germany).

Domanda clinica. L’esposizione prenatale a farmaci antiacidi è associata a un aumento del rischio di disturbi neuropsichiatrici nei bambini?

Punto chiave. Questo studio non conferma l’esistenza di un nesso tra l’esposizione prenatale a farmaci inibitori della secrezione acida, inclusi sia gli inibitori della pompa protonica (Ipp) sia gli antagonisti dei recettori H2, e un aumento del rischio di disturbi neuropsichiatrici nei bambini. Tra i disturbi specifici valutati ai fini dell’analisi del rischio figuravano il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (Adhd), il disturbo ossessivo-compulsivo, la disabilità intellettiva e il disturbo dello spettro autistico.

Finanziamento: pubblico + fondazione.

Disegno dello studio: studio di coorte retrospettivo.

Livelli di evidenza: 2b.

Setting: ambulatoriale.

Sinossi. I farmaci antiacidi, in particolare gli Ipp e gli anti-H2 sono usati frequentemente in gravidanza, seppure alcuni studi abbiano ipotizzato possibili associazioni con esiti neonatali avversi1-3. Poiché questi farmaci possono modificare il microbiota intestinale, considerato rilevante per lo sviluppo neurocognitivo, e attraversano la barriera placentare, si teme un potenziale impatto sul neurosviluppo fetale4. Tuttavia, il possibile legame tra esposizione prenatale a questi farmaci e i principali disturbi neuropsichiatrici è ancora poco studiato.

In questo nuovo studio i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da un’ampia coorte nazionale madre-figlio fornita dal Servizio nazionale di assicurazione sanitaria della Corea del Sud5. La popolazione dello studio comprendeva neonati nati vivi tra il 1° gennaio 2010 e il 31 dicembre 2017. L’esposizione materna è stata definita come l’aver ricevuto una o più prescrizioni di Ipp o di antagonisti dei recettori H2 dell’istamina durante la gravidanza. Le esposizioni dei sottogruppi includevano il tipo di farmaco e il momento dell’esposizione durante la gravidanza. Le pazienti di controllo includevano donne senza prescrizioni di farmaci antiacidi a partire da 30 giorni prima dell’inizio della gravidanza fino al parto. Gli autori hanno condotto analisi multiple per controllare le covariate, inclusi i dati sociodemografici materni, le caratteristiche cliniche, le morbilità materne, la modalità di parto e le caratteristiche del neonato (parto pretermine e basso peso alla nascita). Inoltre, è stata effettuata un’analisi separata con controllo dei fratelli per tenere conto del confondimento dovuto a fattori familiari condivisi.

Da una coorte iniziale di 3.012.992 coppie madre-figlio, dopo l’aggiustamento per potenziali fattori di confondimento, la coorte definitiva era composta da 807.317 coppie, di cui 403.658 esposte a farmaci antiacidi. Nell’analisi iniziale, l’esposizione prenatale a farmaci inibitori dell’acidità era significativamente associata a un aumento dell’incidenza di qualsiasi disturbo neuropsichiatrico, con l’Adhd come il più frequente. Tuttavia, nell’analisi con confronto tra fratelli non si è osservata alcuna associazione significativa tra esposizione prenatale a farmaci antiacidi e disturbi neuro­psichiatrici. Poiché i fratelli condividono molti fattori genetici e ambientali, la scomparsa dell’associazione suggerisce che il legame iniziale fosse dovuto soprattutto a fattori familiari comuni (confondimento) e non a un effetto causale del farmaco. Pertanto, gli autori concludono che le associazioni iniziali osservate riflettono molto probabilmente un effetto di confondimento dovuto a fattori familiari comuni.

Contesto italiano. Il reflusso gastroesofageo è una condizione tipica e frequente della gravidanza fisiologica6. Questo studio si aggiunge a una precedente meta-analisi di sette studi osservazionali su oltre 1500 donne in gravidanza esposte a Ipp e oltre 130.000 donne non esposte, che aveva mostrato che l’uso di questi farmaci non si associa a un aumentato rischio di malformazioni congenite, aborti spontanei o parti pretermine7,8. La prescrizione di farmaci antiacidi in gravidanza, allo stato attuale delle conoscenze, appare quindi sicura e non sconsigliata. Gli Ipp quali omeprazolo, lansoprazolo e simili possono essere prescritti dal medico di medicina generale (Mmg) a carico del Ssn nei limiti della nuova nota N01 dell’Agenzia italiana del farmaco per una durata complessiva di 4-8 settimane, con rivalutazione clinica al termine del periodo di trattamento9.

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Bibliografia

1. Dunbar K, Yadlapati R, Konda V. Heartburn, nausea, and vomiting during pregnancy. Am J Gastroenterol 2022; 117 (10S): 10-5.

2. Gudnadottir U, Wickström R, Gunnerbeck A, Prast-Nielsen S, Brusselaers N. Prenatal and early childhood exposure to antibiotics or gastric acid inhibitors and increased risk of epilepsy: a nationwide population-based study. Clin Pharmacol Ther 2025; 118: 206-17.

3. Breddels EM, Simin J, Fornes R, et al. Population-based cohort study: proton pump inhibitor use during pregnancy in Sweden and the risk of maternal and neonatal adverse events. BMC Med 2022; 20: 492.

4. Fakruddin M, Amin T, Shishir MA, et al. Early-life microbiome and neurodevelopmental disorders: a systematic review and meta-analysis. Curr Neuropharmacol 2026; 24: 213-29

5. Hong S, Lee S, Kim H, et al. Prenatal exposure to acid-suppressive medications and risk of neuropsychiatric disorders in children. JAMA 2026; 335: 609-18.

6. Khurmatullina AR, Andreev DN, Maev IV, et al. Global prevalence and risk of gastroesophageal reflux disease symptoms in pregnancy: a systematic review and meta-analysis. BMC Pregnancy Childbirth 2025; 26: 44.

7. Gill SK, O’Brien L, Einarson TR, Koren G. The safety of proton pump inhibitors (PPIs) in pregnancy: a meta-analysis. Am J Gastroenterol 2009; 104: 1541-6.

8. World Health Organization. Mental Health Gap Action. Disponibile su: https://short.do/Vv4Vfu [ultimo accesso 25 marzo 2026].

9. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nota N01: indicazioni per la prescrivibilità a carico del SSN degli inibitori di pompa protonica. Roma: AIFA, 2026. Disponibile su: https://short.do/w3RhyC [ultimo accesso 25 marzo 2026].