“Farmaci antiepilettici”

a cura di Stefano Cagliano




Mentre leggo sul New England di febbraio l’articolo “Valproate use by fathers and risk of neurodevelopmental disorders in children”1, scopro come l’Ottocento abbia stravolto la storia dell’epilessia. Sì, perché se ha lavorato dappertutto, la malattia ha lasciato anche esiti, per esempio nelle opere di Fëdor Dostojevskij “L’idiota”, “I demoni”, “I fratelli Karamazov”, o in quelle di Machado de Assis, semisconosciuto in Italia e considerato tra i maggiori autori in America Latina. Nel suo “The falling sickness”2, il mal caduco, Omsei Temkin riassunse nel 1971 ciò che diverse culture avevano messo in atto nei secoli contro la malattia. Molto sul piano simbolico, poco su quello curativo, almeno sino a John Hughlings Jackson, un neurologo londinese, appunto verso la fine dell’Ottocento. Se Temkin preferì il titolo “The nineteenth century: the age of Hughlings Jackson” è perché allora il lavoro di Jackson fu tale che venne considerato “il padre” della neurologia e dell’epilettologia. Ma novità giunsero nel 1863, quando Adolf von Baeyer creò l’acido barbiturico, anche se il vero cambiamento arrivò dopo, sia nel 1903 con il barbitale, il primo barbiturico, Veronal in farmacia, sia nel 1912 con il fenobarbitale, in farmacia come Luminale. Oggi di fronte a 50.000 persone in Italia e 60 milioni nel mondo abbiamo decine di farmaci antiepilettici. Dagli inizi del Novecento sembra cambiato il mondo, ma con le molecole residue occorre ordine e ragionevolezza sulla prescrizione.

Una sintesi su come fare è stata proposta in modo chiaro e affidabile sul piano scientifico nel volume “Farmaci antiepilettici” di Sara Cornacchini e Orlando Maria Malanga, due neurologi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Careggi di Firenze.

Il volume è un vero tascabile. Duecentosei pagine sono proposte con le dimensioni di 14×10×1,5 cm. Come un portafoglio, insomma. Si articola in tre parti, la prima alfabetica sui 30 farmaci, la seconda con indicazioni pratiche e la terza bibliografica. «Abbiamo privilegiato la chiarezza e l’immediatezza dell’informazione – scrivono gli autori nella Prefazione – senza sacrificare il rigore scientifico, nella speranza che questo testo possa diventare un riferimento prezioso sia per gli specialisti in formazione che per i clinici esperti». L’affidabilità scientifica delle fonti nella scelta dei farmaci non è motivo di discussione. Inoltre, fatta una scelta, si segue in genere lo standard espositivo, vincente per le informazioni fornite, ovvero per quelle che si evita di non dare. In dettaglio, di ciascuno farmaco si presentano Formulazioni, Indicazioni, Meccanismo d’azione, Farmacocinetica, A chi non darlo, A chi darlo, Effetti avversi, Interazioni, Gravidanza, Allattamento. La Posologia è presentata di seguito in box separati, in dettaglio. Seguono Esami di monitoraggio e Livelli plasmatici terapeutici. Di ogni farmaco si presenta il dettaglio di quanto si può dire in un volume di quelle dimensioni. Però di alcune sezioni – Effetti avversi, Interazioni, Gravidanza, Allattamento, Livelli plasmatici terapeutici – è da sottolineare il fatto che siano state curate e aggiornate (a oggi) in un testo di piccole dimensioni. Non fanno solo opera di presenza.

La seconda cosa pregevole è la Parte seconda. Troviamo contenuti diversi, dalla Scelta del farmaco (ottimo per qualità), al successivo Età fertile, gravidanza allattamento a Farmaci e soglia epilettogena, che riassume informazioni che si trovano troppo spesso sparse. E infine al tema Stato epilettico, diviso in 3 parti. La prima sullo stato convulsivo, la seconda sullo stato non convulsivo, la terza sullo stato epilettico refrattario e super-refrattario.

Infine troviamo la Bibliografia, ben rapportata per dimensioni (46 voci, ovvero 1 voce/4,4 pagine). Per fare dei confronti con altri tascabili, più densa di quella del libro “In che mondo vivi”3 del Pensiero (1/6,1), meno densa di quella rinvenibile in “100 farmaci per il pronto soccorso”4, sempre del Pensiero (1/1,8).

Nell’insieme, risaltano due elementi: la qualità delle fonti e il loro aggiornamento. «I dati – aggiungono sempre i due autori – sono stati estrapolati […] dalla letteratura più aggiornata e, non meno importante, dall’esperienza clinica diretta degli autori». Se le cose stanno così, non avrebbero fatto male alcune citazioni Cochrane o articoli Bmj, Lancet o Jama. Forse allungare lo sguardo oltre Epilepsia sarebbe servito ad allargare la visione.

Ho letto il volume con gaia soddisfazione, da vecchio epilettico quale sono, specialista in neurologia che ha lavorato 20 anni in Pronto soccorso, per questo obbligato al pocket dell’American Heart sull’arresto cardiaco. Però, se avessi lavorato come neurologo, il tascabile da portare sarebbe stato un altro.

Bibliografia

1. Meng LC, van Gelder MMHJ, Chuang HM, et al. Valproate use by fathers and risk of neurodevelopmental disorders in children. NEJM Evid 2026; 5: EVIDoa2500254.

2. Temkin O. The falling sickness. Baltimore, MD: The Johns Hopkins University Press, 1971.

3. Quattrociocchi W, Cinelli M. In che mondo vivi. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2025.

4. Cagliano S, Cuzzoli A. 100 farmaci per il pronto soccorso. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2009 (II edizione).