Carlo Petrini: sobrietà, rispetto, equità

Luca de Fiore1

1Il Pensiero Scientifico Editore, Roma




Carlo Petrini è morto nella tarda serata del 21 maggio 2026 nella sua casa di Bra, a 76 anni. Con lui scompare una delle voci più originali e influenti del pensiero contemporaneo sull’alimentazione, sulla giustizia e sul rapporto tra esseri umani e pianeta. Una voce che, pur provenendo da un mondo apparentemente lontano dalla medicina, aveva molto da dire – e da insegnare – anche a chi si occupa di cura e di comunicazione scientifica.

Una vita per il cibo buono, pulito e giusto

Nato nel 1949 nella città di Bra, in Piemonte, Carlo – Carlin per tutti – è stato gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola, in seguito Slow Food Italia, esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero: il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022.

Grazie alla sua visione lungimirante, Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food e ha ideato la creazione dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo. Dalla sua fondazione, l’Ateneo di Pollenzo ha formato circa 4000 gastronomi e gastronome provenienti da 100 Stati. Nel 2004 ha ideato Terra Madre, rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti, diffusasi oggi in oltre 160 Paesi.

Come autore, Petrini ha lasciato un corpus saggistico di grande rilevanza. Fra i suoi libri più significativi, “Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia”1, tradotto in otto lingue, dove tracciava le linee dello sviluppo teorico del concetto di “eco-gastronomia”, e “Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale”2, in cui affrontava alcuni degli aspetti più problematici dell’attualità in forma di dialogo con Bergoglio. Il suo contributo è stato riconosciuto da istituzioni di tutto il mondo: nel 2004 è stato nominato Eroe europeo dalla rivista Time e nel gennaio 2008 è stato l’unico italiano incluso nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo stilata da The Guardian.

Lo spreco come paradigma economico

Nell’ultimo libro scritto a quattro mani con l’economista e gesuita Gaël Giraud, “Il gusto di cambiare. La transizione ecologica come via per la felicità”3, Petrini affrontava con chiarezza esemplare le contraddizioni del sistema alimentare globale. Nella recensione del volume pubblicata sul sito di Slow Medicine, Antonio Casella riportava questa riflessione di Petrini sul fronte alimentare: «Da noi lo spreco è funzionale a un modello economico che considera il cibo un prodotto di scarso livello e di scarso valore. Si produce in eccesso, in modo che l’offerta sia sempre superiore alla domanda e i prezzi rimangano bassi. Ancora oggi, circa il 30% del cibo globalmente prodotto non raggiunge la tavola di nessuno». Un dato che da solo basterebbe a riorientare intere politiche sanitarie e di salute pubblica.

I due autori concordano sulla prospettiva di Papa Francesco contenuta nell’enciclica “Laudato si’” e identificata nel motto “meno è più”: l’obiettivo di una comunità deve essere vivere meglio, cioè trovare un senso alla propria vicenda umana, non accumulare cose o incrementare il Pil. Il recensore concludeva osservando come il libro fosse «perfettamente in sintonia con i valori di Slow Medicine, per una cura del Pianeta e dei suoi abitanti sobria, rispettosa, giusta e sostenibile».

La consonanza con Slow Medicine

Quella consonanza non era casuale né superficiale. Come Antonio Bonaldi e Sandra Vernero hanno mostrato sulle pagine di questa rivista nel 20154, la filosofia di Slow Medicine è sintetizzata da tre parole chiave: sobria, perché agisce con moderazione, gradualità e senza sprechi; rispettosa, perché è attenta alla dignità della persona e al rispetto dei suoi valori; giusta, perché impegnata a garantire cure appropriate per tutti. Parole che avrebbero potuto essere scritte da Petrini stesso, e che non a caso nascevano – come ricordano gli stessi autori – anche dalla frequentazione diretta con lui: nei primi anni del movimento fu consolidata la collaborazione con Slow Food, di cui alcuni fondatori di Slow Medicine erano stati parte insieme a Carlo Petrini, condividendo il rispetto per la natura e l’ambiente, il valore delle diversità, il senso di giustizia, la lotta agli sprechi e al consumismo.

Slow Medicine nasce come un movimento d’idee per riportare i processi di cura nell’ambito dell’appropriatezza, ma all’interno di una relazione di ascolto, di dialogo e di condivisione delle decisioni con il malato. E l’appropriatezza – intesa come misura, come sobrietà, come rifiuto dell’eccesso – è esattamente il cuore dell’insegnamento di Petrini applicato al cibo. Il parallelismo non è metaforico: entrambi i movimenti diagnosticano nella dismisura un male sistemico, e in entrambi i casi la risposta non è tecnica ma culturale.

Un messaggio per la comunicazione scientifica

La morte di Carlo Petrini invita a una riflessione che riguarda direttamente chi produce e diffonde conoscenza scientifica, e in particolare chi si occupa di medicina. La sua lezione più profonda – che il valore non si misura in quantità, che lo spreco è il sintomo di un’ideologia prima ancora che di un’abitudine, che la giustizia passa per la trasparenza e per l’accesso equo ai beni comuni – si traduce, nel campo della comunicazione biomedica, in tre esigenze concrete.

La prima è la sobrietà: perseguire una diversa misura della quantità dei contenuti prodotti e auspicare una valutazione più critica e attenta della loro qualità. Pubblicare di meno, e meglio. Riconoscere che la proliferazione incontrollata di articoli scientifici, molti dei quali irrilevanti o metodologicamente fragili, produce un effetto analogo a quello dello spreco alimentare denunciato da Petrini: gonfia l’offerta, deprime il valore, distorce i segnali.

La seconda è il rispetto: in primo luogo dei cittadini, veri e primi destinatari dei progressi della scienza e della medicina in particolare. Cittadini che non meritano di essere ingannati da una ricerca e da una comunicazione che hanno nell’enfasi eccessiva e nella distorsione delle evidenze i loro tratti distintivi. Come Petrini ricordava che il cibo è un diritto e non una merce, così la conoscenza scientifica è un bene comune e non uno strumento di marketing.

La terza è l’equità: la capacità di rendere trasparenti, visibili e accessibili i risultati della ricerca, restituendo ai cittadini e al personale sanitario ciò che loro stessi hanno liberamente donato – con le tasse, con la partecipazione ai trial, con la fiducia – a chi la ricerca la fa e la pubblica.

“Chi semina utopia raccoglie realtà”, amava dire Carlo Petrini sintetizzando la sua esistenza, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. È un’eredità che chi si occupa di scienza e di cura non può permettersi di ignorare.

Bibliografia

1. Petrini C. Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia. Torino: Einaudi, 2005.

2. Petrini C. Terrafutura. Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale. Firenze: Giunti Editore, 2020.

3. Giraud G, Petrini C. Il gusto di cambiare. La transizione ecologica come via per la felicità. Bra, Cuneo: Slow Food / Libreria Editrice Vaticana, 2023.

4. Bonaldi A, Vernero S. Slow Medicine: un nuovo paradigma in medicina. Recenti Prog Med 2015; 106: 85-91.