Molti pazienti, se informati della riduzione assoluta del rischio ottenibile con le statine, sceglierebbero di non iniziare il trattamento

Many patients, if informed about the absolute risk reduction achievable with statins, would choose not to start treatment.

PETER K. KUROTSCHKA1, ALLEN F. SHAUGHNESSY2

1Department of General practice, University Hospital Würzburg, Germany; 2Department of Family medicine, Tufts University School of Medicine, Boston, Massachusetts, Usa.

La rubrica POEMs è a cura di Peter K. Kurotschka (Department of General Practice, University Hospital Würzburg, Germany).

Domanda clinica. In uno scenario ipotetico con diversi rischi basali e diverse riduzioni del rischio ottenibili con le statine, a quali livelli le persone prenderebbero in considerazione l’inizio di una statina?

Punto chiave. Meno di una persona su quattro prenderebbe in considerazione l’avvio di una terapia con statine in uno scenario ipotetico in cui il rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica a 10 anni fosse del 10% e il trattamento lo riducesse al 7,5%, cioè l’entità di riduzione attualmente dimostrata per le statine. Di fronte a un rischio del 20%, ridotto al 15% dal trattamento, circa un terzo delle persone sceglierebbe di iniziare la terapia.

Finanziamento: industria farmaceutica + fondazione privata.

Disegno dello studio: osservazionale trasversale.

Livelli di evidenza: 2c.

Setting: ambulatoriale.

Sinossi. Le statine sono utilizzate in prevenzione primaria per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari aterosclerotici nei pazienti a rischio aumentato, ma il beneficio individuale dipende soprattutto dal rischio basale. In media, una riduzione di 1 mmol/L del colesterolo LDL con statine riduce gli eventi vascolari maggiori di circa il 20-25% in termini relativi, mentre la riduzione assoluta del rischio è più modesta nei soggetti a basso rischio e aumenta nei pazienti con rischio cardiovascolare più elevato1.

I ricercatori di questo nuovo studio2 hanno identificato 254 adulti negli Stati Uniti e 297 adulti in Giappone che non avevano mai assunto una statina. La maggior parte dei partecipanti aveva almeno un’istruzione universitaria parziale, il 62% negli Stati Uniti e il 43% in Giappone lavorava a tempo pieno, e la maggioranza si percepiva a rischio basso o moderato di malattia cardiovascolare aterosclerotica. Ai partecipanti sono state fornite informazioni di base sulla malattia cardiovascolare aterosclerotica, sui suoi fattori di rischio e sul ruolo preventivo delle statine. Sono stati inoltre informati sugli oneri del trattamento, inclusi i costi, gli effetti avversi, come sintomi muscolari nell’1-15% dei casi, aumento degli enzimi epatici nel 2% e rischio di diabete nello 0,1-0,2%, oltre ad altri possibili inconvenienti.

Quando è stato chiesto loro di immaginare un rischio cardiovascolare aterosclerotico a 10 anni del 10%, solo circa il 22% degli intervistati avrebbe scelto di assumere una statina capace di ridurre il rischio di 2,5 punti percentuali, per esempio dal 10% al 7,5%. Questa riduzione corrisponde a una riduzione relativa del rischio del 25%, cioè al beneficio medio atteso con la terapia statinica. In presenza di un rischio del 20%, circa il 22% avrebbe iniziato una statina per una riduzione assoluta di 2,5 punti percentuali, dal 20% al 17,5%, mentre un ulteriore 12% avrebbe accettato il trattamento per una riduzione di 5 punti percentuali, coerente con una riduzione relativa del rischio del 25%. Sono necessari ulteriori studi sulle preferenze dei pazienti, poiché questo studio ha utilizzato scenari ipotetici e le scelte potrebbero essere diverse quando le persone vengono informate del proprio rischio cardiovascolare reale.

Contesto italiano. In Italia la prescrizione delle statine a carico del sistema sanitario nazionale è regolata dalla Nota Aifa 13, che include gli ipolipemizzanti rimborsabili e definisce l’accesso al trattamento in base al profilo di rischio cardiovascolare, alla presenza di ipercolesterolemia non corretta da interventi sullo stile di vita, a eventuali dislipidemie familiari o a condizioni di prevenzione secondaria3. Il dato centrale che emerge da questo studio è che la prescrizione in prevenzione primaria dovrebbe essere discussa con il paziente in modo condiviso, esplicitando non solo il rischio cardiovascolare stimato, ma anche il beneficio assoluto atteso, la durata del trattamento, i possibili effetti avversi e le preferenze individuali del paziente.

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Bibliografia

1. Cholesterol Treatment Trialists’ (CTT) Collaboration; Baigent C, Blackwell L, Emberson J, et al. Efficacy and safety of more intensive lowering of LDL cholesterol: a meta-analysis of data from 170,000 participants in 26 randomised trials. Lancet 2010; 376: 1670-81.

2. Luo Y, Kawakami H, Funada S, et al. Measuring public preferences for statin therapy using the smallest worthwhile difference. JAMA Intern Med 2026; 186: 488-90.

3. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nota 13: farmaci ipolipemizzanti. Roma: AIFA; aggiornamento 19 gen 2023. Disponibile su: https://www.aifa.gov.it/nota-13 [ultimo accesso 15 giugno 2026].