Prolungato beneficio clinico con sacituzumab govitecan in carcinoma mammario triplo negativo metastatico con esteso coinvolgimento cutaneo

GIACOMO BARCHIESI1, COSTANZA DE ROSSI1, ELISA GENOVESI1, RITA BIASON1, FRANCESCO ROSETTI1

1Uoc Oncologia medica, Aulss3 Serenissima, Mestre (Venezia).

Pervenuto il 23 marzo 2026. Accettato il 30 marzo 2026.

Riassunto. Il carcinoma mammario triplo negativo metastatico (mTNBC) rappresenta una patologia a prognosi sfavorevole, caratterizzata da aggressività biologica, rapida evoluzione clinica e limitate opzioni terapeutiche efficaci dopo progressione a linee standard. Le metastasi cutanee costituiscono manifestazioni cliniche particolarmente invalidanti e difficili da trattare. Presentiamo il caso di una paziente con TNBC recidivato in sede linfonodale e successivamente evoluto con coinvolgimento cutaneo esteso, trattata con sacituzumab govitecan in seconda linea. Dopo progressione a chemioterapia associata a immunoterapia, la paziente ha iniziato trattamento con sacituzumab govitecan ottenendo una significativa risposta clinica e metabolica, documentata alle successive PET/TC, con controllo di malattia protratto per 29 mesi. Il caso clinico presentato supporta il ruolo di sacituzumab govitecan come valida opzione terapeutica nel mTNBC pretrattato, anche in presenza di un ampio coinvolgimento cutaneo, e ribadisce l’importanza degli anticorpi farmaco coniugati nel ridefinire la storia naturale della malattia in fase avanzata.

Parole chiave. Anticorpi farmaco coniugati, carcinoma mammario triplo negativo, metastasi cutanee, sacituzumab govitecan.

Sustained clinical benefit with sacituzumab govitecan in metastatic triple-negative breast cancer with extensive cutaneous involvement.

Summary. Metastatic triple-negative breast cancer (mTNBC) remains a highly aggressive disease with limited therapeutic options after progression to standard treatments. Together with cutaneous metastases they represent an unmet need in the clinical history of breast cancer patients. We report the case of a patient with recurrent TNBC, initially presenting with nodal relapse and subsequently developing extensive cutaneous involvement. Following progression after chemotherapy combined with immunotherapy, the patient received sacituzumab govitecan as second-line treatment. A significant clinical and metabolic response was documented on serial PET/CT scans, with disease control lasting more than 29 months. This case highlights the clinical benefit of sacituzumab govitecan in heavily pretreated mTNBC, including patients with extensive cutaneous involvement, and supports the growing role of antibody-drug conjugates in reshaping treatment paradigms in advanced disease.

Key words. Antibody-drug conjugate, cutaneous metastases, sacituzumab govitecan, triple-negative breast cancer.

Introduzione

Il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) rappresenta circa il 15-20% di tutti i tumori mammari ed è caratterizzato dall’assenza di espressione dei recettori estrogenici (ER), progestinici (PgR) e di HER2. Questo sottotipo è associato a comportamento clinico aggressivo, maggiore rischio di recidiva precoce e prognosi sfavorevole rispetto agli altri sottotipi biologici1. Le pazienti con TNBC presentano frequentemente un’elevata proliferazione cellulare, instabilità genomica e maggiore probabilità di coinvolgimento viscerale o cerebrale nelle fasi avanzate della malattia2.

Nel setting metastatico, la strategia terapeutica è stata storicamente basata su chemioterapia citotossica sequenziale, con benefici modesti in termini di sopravvivenza globale (OS)2. L’introduzione dell’immunoterapia in associazione alla chemioterapia nelle pazienti con tumori PD-L1 positivi3 ha rappresentato un avanzamento rilevante, determinando un miglioramento significativo degli outcome in prima linea. Analogamente, nelle pazienti portatrici di mutazione germinale BRCA, gli inibitori di PARP hanno dimostrato un beneficio clinico significativo4. Tuttavia, dopo progressione a tali trattamenti, le opzioni terapeutiche rimangono limitate e la prognosi resta sfavorevole.

In questo contesto, una importante rivoluzione si è verificata con l’avvento degli anticorpi farmaco coniugati (ADC), farmaci che combinano la specificità di un anticorpo monoclonale diretto contro un antigene tumorale con l’effetto citotossico di un agente chemioterapico. Sacituzumab govitecan (SG) è un ADC diretto contro Trop-2, una glicoproteina transmembrana sovraespressa in numerosi tumori epiteliali, incluso il TNBC, associata a fenotipo aggressivo e peggiore prognosi5.

Lo studio di fase III ASCENT ha dimostrato che SG migliora significativamente sopravvivenza libera da progressione (PFS) e OS rispetto alla chemioterapia a scelta del medico in pazienti con TNBC metastatico (mTNBC) precedentemente trattate con almeno due linee di terapia sistemica6. Tali risultati hanno portato all’approvazione regolatoria del farmaco e al suo consolidamento come standard terapeutico dalla seconda linea in poi di pazienti con mTNBC.

Nonostante l’evidenza derivante dagli studi registrativi, rimangono limitati i dati relativi all’efficacia di SG in specifiche presentazioni cliniche quali le metastasi cutanee diffuse, condizioni associate a significativo impatto clinico e gestionale7.

Caso clinico

Una donna di 46 anni riceveva a novembre del 2018 diagnosi di TNBC in stadio precoce per cui eseguiva intervento di mastectomia destra e linfectomia ascellare omolaterale seguita da chemioterapia adiuvante sequenziale con antracicline e taxani, poi da radioterapia complementare (figura 1).




Nel 2020 veniva effettuato test BRCA germinale che escludeva mutazione patogenetica dei geni BRCA. Follow-up clinico strumentale negativo fino a settembre 2021, quando veniva documentata una recidiva ascellare destra istologicamente accertata, con immunofenotipo triplo negativo (figura 1). Alla PET di stadiazione veniva riscontrata malattia estesa a livello linfonodale sovradiaframmatico. In considerazione della positività al PD-L1 (SP142) la paziente veniva avviata a trattamento di prima linea con nab-paclitaxel + atezolizumab con risposta parziale linfonodale ascellare e risposta completa a livello toracico. A luglio 2022 veniva pertanto sottoposta a revisione chirurgica ascellare che confermava residuo tumorale triplo negativo. Successivamente, veniva proseguita terapia con atezolizumab di mantenimento fino a marzo 2023, quando si verificava progressione mediastinica di malattia confermata istologicamente tramite EBUS e progressione cutanea sulla parete toracica indagata con “punch” e risultata positiva per TNBC (HER2 low) con ki67 70% (figure 1 e 2).

Alla luce della progressione dopo trattamento di prima linea con chemioterapia + immunoterapia, ad aprile 2023 veniva avviato trattamento con SG.

La paziente otteneva risposta clinica evidente delle lesioni cutanee, con importante miglioramento sintomatologico, confermato anche dalle indagini PET che documentavano risposta metabolica completa e controllo prolungato di malattia, con ottima tolleranza al trattamento (astenia G1, diarrea G1, anemia G1).

Nel novembre 2024 si osservava oligoprogressione a livello sovraclaveare destro, trattata con radioterapia e prosecuzione di SG. Il trattamento di seconda linea veniva proseguito fino a settembre 2025, con una durata complessiva di 29 mesi, quando una PET evidenziava progressione linfonodale multipla sovra e sottoclaveare destra. Stante il carico tumorale, le linee terapeutiche pregresse, il fenotipo tumorale HER2-low e il buon performance status, la paziente veniva avviata a trattamento di terza linea con trastuzumab-deruxtecan, con stabilità del quadro clinico-strumentale.




Discussione e conclusioni

Il mTNBC rappresenta tutt’ora un contesto clinico a elevato bisogno terapeutico insoddisfatto, in particolare dopo progressione a chemioterapia e immunoterapia. La prognosi mediana nelle linee successive alla prima rimane storicamente inferiore a 9 mesi con chemioterapia convenzionale sequenziale, con tassi di risposta modesti e durata di beneficio limitata2,3. Lo studio registrativo di fase III ASCENT ha segnato un punto di svolta dimostrando che SG determina un miglioramento significativo sia della PFS (PFS mediana 4,8 vs 1,7 mesi; HR 0,41 95% CI, 0,33-0,52 p<0,0001) sia della OS (OS mediana 11,8 vs 6 mesi; HR 0,51 95% CI, 0,42-0,63 p<0,0001) rispetto alla chemioterapia a scelta del medico in pazienti pretrattate6. Il beneficio è risultato consistente nei diversi sottogruppi analizzati, inclusi quelli precedentemente trattati con immunoterapia8.

È inoltre rilevante sottolineare come l’attività clinica sia stata osservata indipendentemente dai livelli quantitativi di espressione di Trop-2, suggerendo un meccanismo d’azione non strettamente dipendente dall’intensità antigenica6. Tale aspetto assume particolare interesse in un contesto biologicamente eterogeneo quale il mTNBC.

Nel caso presentato, la paziente ha ottenuto un controllo di malattia protratto per oltre 29 mesi, durata di molto superiore alla mediana riportata nello studio ASCENT6. Sebbene un singolo caso non consenta inferenze generalizzabili, questo andamento clinico si colloca nel sottogruppo di “long responders” documentato sia negli studi registrativi sia nelle prime esperienze real-world9,10, suggerendo che una quota selezionata di pazienti possa ottenere un beneficio prolungato.

Un elemento di particolare interesse è rappresentato dall’esteso coinvolgimento cutaneo. Le metastasi cutanee nel carcinoma mammario sono associate a significativa morbilità e impatto sulla qualità di vita, con evidenze limitate relativamente all’efficacia delle terapie sistemiche in questo specifico setting7. Il meccanismo d’azione di SG – caratterizzato da internalizzazione mediata da Trop-2 e rilascio extracellulare del payload SN-38 con conseguente “bystander effect” – potrebbe teoricamente risultare particolarmente efficace in contesti di eterogeneità clonale e diffusione infiltrativa superficiale11.

Dal punto di vista biologico, l’elevato indice proliferativo documentato alla progressione (Ki67 70%) suggerisce una popolazione tumorale altamente dinamica e potenzialmente sensibile al SG8. Sebbene Ki67 non rappresenti attualmente un biomarcatore predittivo validato per SG, l’identificazione di fattori associati a risposta prolungata costituisce uno dei principali obiettivi dell’oncologia di precisione.

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la sequenza terapeutica. L’efficacia osservata con SG dopo esposizione a chemioterapia e immunoterapia è coerente con i dati disponibili, che dimostrano mantenimento dell’attività del farmaco anche in pazienti precedentemente trattate con anti-PD-(L)18. Questo elemento rafforza il posizionamento di SG come standard terapeutico nella seconda linea del mTNBC.

Dal punto di vista gestionale, la tollerabilità del trattamento ha consentito la prosecuzione della terapia e l’integrazione con radioterapia su progressione oligofocale, in linea con un approccio multimodale personalizzato sempre più adottato nella pratica clinica.

In conclusione, il caso descritto conferma l’efficacia di SG nel mTNBC pretrattato e suggerisce un potenziale beneficio anche in presenza di malattia cutanea estesa. L’osservazione di una risposta clinica prolungata evidenzia il ruolo centrale degli ADC nel modificare la storia naturale della malattia in setting avanzato e sottolinea la necessità di ulteriori studi volti a identificare biomarcatori predittivi e sottogruppi di pazienti maggiormente responsivi.

Conflitto di interessi: GB ha percepito diritti d’autore da Il Pensiero Scientifico Editore – soggetto portatore di interessi commerciali in ambito medico-scientifico; gli altri autori dichiarano l’assenza di conflitto di interessi.

Acknowledgment: l’open access del documento è stato reso possibile grazie al contributo non condizionante di Gilead.

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