Una gran giornata normale

La sirena si fa sempre più forte e poi si spegne all’improvviso, segno che l’ambulanza sta entrando proprio qui. È lo stesso suono di sempre, e non cambierà oggi solo perché è Natale.

La signora straniera lava il pavimento e, come ogni mattina, qualcuno ci ha già camminato sopra. Due infermiere indossano le corna delle renne, i soccorritori vanno e vengono con il cappello da Babbo Natale. Qualche anziano dorme in barella. Uno ha protestato perché non voleva il pannolone ma poi si è arreso. Un altro, che di dormire non ne vuole sapere, mi ha già chiamato tre volte da quando sono entrato. E non ho ancora preso il caffè.

Ciccio è seduto sulla solita sedia: il nostro recordman per numero di accessi nella storia di questo posto. Qualche volta porta i fiori alle infermiere (l’anno scorso gli hanno fatto il regalo, sciarpa e berretto). Telefoni squillano, monitor suonano, ventilatori fischiano, persone si lamentano. C’è un novantenne, ultima barella in corridoio, che chiama la mamma. Brutto segno.

È il Natale del Pronto Soccorso: un giorno speciale, uguale a tutti gli altri. L’albero non l’abbiamo, non c’è spazio. Ma di presepi viventi quanti ne volete.

Dalla mensa arriva il panettone e mentre lo distribuiscono gli OSS sembrano i camerieri di un ristorante stellato. Se mi chiedono a chi darlo rispondo “a tutti” (ma evitate la signora con l’occlusione intestinale: ecco, a lei no). Un paio di ragazzi, tanto per cambiare, smaltiscono la sbronza. Ma almeno questa notte non avreste dovuto restare a casa, con genitori, nonni e fratelli? Guardo da lontano una donna pallida, settant’anni, viso stanco, figlia accanto: è il suo ultimo Natale e non lo sa. Ma lo so io, accidenti. Un giovane vestito a festa si alza dalla poltrona. La flebo per la colica renale ha funzionato: “Bel modo di passare il Natale, qui dentro!” “Dillo a me!”: la risposta dell’infermiera resta lì, quasi galleggia, mentre lei è già da un’altra parte.

Rientra una barella vuota: il cinquantenne con l’infarto è in emodinamica. Si lamentava, ma gli ho spiegato che è il suo Natale più fortunato: “pensa se fosse successo altrove, se fossi stato in cima a una montagna”. Sono arrivati i figli del deceduto di questa notte: vi abbiamo cercato tanto per avvisarvi, ma non avevamo nessun numero di telefono. Cerco qualcuno che li accompagni all’obitorio: almeno non mandiamoli da soli.

Ci sono storie, qui dentro, che da fuori sembrano enormi, solo perché è Natale. Ma sono enormi sempre.

In cucina c’è un piatto pieno di pezzetti di pandoro: chi passa allunga la mano e prosegue. Questa cosa di mangiare senza fermarsi non ci fa bene (mi viene da pensare ai giorni del Covid, ma smetto subito). La radiologia si lamenta: non stanno dietro alle richieste. La cardiologia si lamenta: troppe consulenze. La psichiatria si lamenta: posti esauriti ma qui almeno un paio a casa non possono proprio andare. Mi lamento anch’io, perché tutti hanno qualcosa per cui lamentarsi. Sul monitor del computer le strisce colorate, una per paziente, si moltiplicano: mi sfiora la fantasia per cui, accanto a ogni nome, potrebbe esserci la foto, in primo piano. Sarebbe più facile ricordarli. Chissà, magari in futuro, con la digitalizzazione…

Trovatemi un momento che non sia uguale agli altri momenti di tutti i giorni.

La velocità delle pompe infusionali, le stampanti che si inchiodano, la ragazza che respira troppo veloce, l’antibiotico mancante da cercare nei reparti, l’anziano che non sa dove si trova, il bimbo che strilla terrorizzato, il 118 che irrompe con un codice rosso. Io stesso, che ancora una volta penso quanti anni sono che faccio questa vita, e il mio collega che mi dice che quegli anni, ormai, sarebbero più che sufficienti.

Mi affaccio in sala d’attesa: quanta gente. È un bene che in certi posti i giorni non siano mai speciali. O è meglio dire che certi posti hanno giorni speciali tutto l’anno? Comincia una gran giornata, qui in PS. Proprio uguale a tutte le altre.

Meno male.

Fabio De Iaco

Direttore di Struttura complessa

“Medicina d’emergenza urgenza 1”

Ospedale Maria Vittoria

Asl Città di Torino.

Past President SIMEU