La vita è sogno

Vittorio fontana

«Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni,

e nello spazio e nel tempo d’un sogno

è raccolta la nostra breve vita»

“La tempesta”, William Shakespeare

Si avvicina lentamente al vetro del triage, sono le prime ore del mattino, inizia a far fresco finalmente ma lui è ancora in pantaloncini e maglietta, si muove cauto forse un po’ si vergogna e fino all’ultimo è indeciso se andarsene o rimanere.




Alla fine si fa coraggio e bussa, invece di suonare il campanello come dovrebbe.

Dall’altra parte del vetro Michele lo guarda torvo e gli indica il campanello, poi accende il microfono controvoglia: dica.

L’uomo tentenna, si capisce che è in ansia, è teso, indeciso, non sa se ha fatto bene a venire, poi spara: ho sognato di avere un dolore al petto.

E quindi ? Quando si è svegliato come stava?

Stavo bene ma, capisce… mi sono preoccupato.

Michele è poco convinto, lo fa entrare e prende i parametri, raccoglie l’anamnesi ed è indeciso se attivare il PPC* per il dolore toracico. Ormai c’è un PPC per tutto ma in questo caso siamo in un territorio inesplorato. I sintomi sognati vanno interpretati come reali?

La vita è sogno ma il PPC? Mica tanto.

Ora succede un fatto strano: la storia si biforca, l’uomo si sdoppia.

Da una parte la realtà: Michele attiva il PPC per il dolore toracico e l’uomo viene sottoposto a un elettrocardiogramma, prelevato per gli esami completi con la troponina.

Poi sta su una barella davanti alla Sala Uno e infine viene spinto dentro per la visita.

Dall’altra parte il sogno: d’improvviso una nebbia teatrale irrompe nella sala del triage e tutto si fa confuso, indefinito. Michele è vestito come Meat Loaf nel Rocky Horror Picture Show, un metallaro pesante un po’ aggressivo ma anche un po’ romantico. L’uomo indietreggia, è un poco spaventato ma ha questo dolore toracico che non passa, il PPC lo indirizza in fondo al corridoio dove c’è la Sala Uno e un divanetto. Seduto su una sedia alla testa del letto c’è un dottore con la barba, forse è Freud in persona, fuma il sigaro e porta il panciotto con la catena dell’orologio che penzola. Siamo all’interpretazione dei sogni, alla psicoanalisi.

Cos’è quel dolore al petto? quale preoccupazione inconscia? Quale relazione irrisolta?

È paura della morte o della vita?

Così l’uomo inizia a parlare, a raccontare, sotto lo sguardo del dottore con la barba che ogni tanto annuisce e non si ferma finché l’uomo non si sente meglio e alla fine si addormenta e quando si addormenta il dolore al petto è passato, prende a respirare regolarmente e va avanti sereno fino al mattino.

Quando l’uomo si sveglia ha già fatto la coronarografia e l’angioplastica, sente il suo ritmo cardiaco dal monitor, vede i valori di pressione e di saturazione dell’ossigeno, la curva del respiro.

È cosciente, capisce di essere vivo.